(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Historia delle cose occorse nel regno d'Inghilterra, : in materia del duca di Notomberlan dopo la morte di Odoardo VI"

' 



PERKINS LIBRARY 

Duke University 



Kare Dooks 




HISTORI A DELLE COSE 

OCCORSE NEL REGNO 

D ' INGHILTERRA, 

in materia del Duca di Notomberlan 
dopo la morte di Odoardo VI. 




NEL L'AC AD E MIA VENETIANA, 
M. D. L V I I I. 



3Ì 









~£3T> 

MA MA 

ALL1LL ET ECC. 

MADAMA MARGHERITA 
D'AVSTRIA. 

Il clariss. Sig. Federico BadoarOj in 
ogni forte di uirtù> Madama Illuftrifsima* 
neramente a ninno altro inferiore, con ma 
rauigliofo giudichi e conprudentifsima fo- 
lecitudine, an^jpirato da Dio , ha fondata 
la nobile et eccellente ^Academia Venezia- 
na j in tutte le faenze & arti ripiena ihuo 
mini d alto fapere , la quale con incompa- 
rabil ardore della fua mrtà ha cominciato 
a frargere alcuni jplendori y a guifa di quei 
dell' ^Aurora, che uanno innanzi aliar gado 
ilfentiero alla grandezza del Sole : et auen 
ga che piccioli paiano 3 nondimeno > fgom- 
brando dalle menti di molti molte tenebre* 
le difyongono a riceuer quella maggior lu- 
ce , che ad ufcir fuori s apparecchia . Laon- 
de ragioneuolmente potrà dire 3 & ajfer - 
mare ogniuno , ne innan^ , ne dopo ejfere 
di quefia giamai fiata altra adunanza più 
jt. z comma- 



communemente gioueuole . per tanto s'è 
maturamente deliberato, che quelle prime 
opere non dì molto uolume, ma fi bene d'ai 
to et utilifsimo fenfo , fieno a diuerfi Tren- 
cipi & Signori dedicate 3 ejfendofi anchora 
con diligenza attefo che quanto fi donafia a 
chi fi dona per ogni parte conforme. Impe- 
ro métrc che la diftributione di ciafcuna del 
le medefime opere fi faceua,ucnne in memo 
ria del Clariss.Sig.Federico ; la qual tiene 
egli fempr e acce fa delle regie uirtù diuo- 
ftra lAlte^za, da Ini alla Corte della Mae- 
fià del I{e datoli co fuo fratello conofciuta > 
et in tutti i luoghi honorata e riuerita , che 
fra l'altre opere date in luce molto le con - 
ueniffe Ihifioria delle cofe d'Inghilterra 
del ì(e Odoardo s figliuolo del I{e Remico 
cttauo sfino a quefii tempi attenute . nella 
quale uofira^Alte^a uederà la copia delle 
marauigliofe operationi > da Dio, et dafuoi 
proportionati me^^i a manifefio efjempio 
ridia bimana calamità proceduti. perciò 
(mi cred'iojlepotria effere grata e dilette* 
uokjcome ricordanza di quanto uojlra *Al 
tc^a dalla Sereniss .Bigina già di quefii 

fpa- 



ffauentofi auenimenti intefe , uedendo ella 
parimente fé fleffa efferfimile allafua Sere 
nitd nella uarietà di fortuna, neW offeritati 
%a della Chriflianafede 3 nelle effemplari- 
tà della ulta , nella prudenza del fuo Fre- 
gio gouerno, & giuflitia nerfo ogniuno. 
Tiaccia adunque a uoflra .Altera di gra- 
tamente riceuere queflo picchi dono dalla 
mrtuofiffma *Academia ,ame conceduto 
ci) io glielo pr e feyiti. dalla qual mi è flato im 
pò flo ch'io ì offe rifa altre opere che uer- 
ranno in luce non di maggior fodisfation di 
quefla , ma di fatica maggiore : dcfderan 
do fi finalmente chel i t Alte ( ^a uoflra tan- 
to per fua flngolar bontà e uirtu , quanto 
per la maefld del fuo fangue , con i molti 
meriti deWllluflriss . <&* Eccellentiss . 
Signor Duca, fuo marito, e con la maraui- 
gliofa affettatone deli llluflriffimo Trend 
pe fuo figliuolo yperuenga a più felice & a, 
più alto grado di fortuna . 

Della llluflriss . & Eccell.Sig. uoflra 
antico e uero feruitore , 
Luca Contile , ^Academico Venetiano. 



H I S T O R I A 

DE GLI ACCIDENTI [ 

OCCORSI NEL H£ GNO 
d'inghiltbrra, 

DOPPO LA MORTE DEL 

RE ODOARDO VI. 

£nrico ottano , B^e d'In- 
ghilterra j illuftre per l'ottimo 
H fuo gouemo , & per gli egregi 
fatti chiamato il grande y anco- 
ra che nel fine de fuoianm mo 
firaffe impietà per la profanata, & dijpre^ 
%ata religione > hcbbe in uitafua fei mogli : 
Vana fu Caterina di Caftiglia 3 figliuola 
del I{e Ferando d'Aragona , l'altra *An~ 
na Bolemia , la ter^a Gianna Semeria > 
la quarta ^Anna di Cleucs , la quinta Cate 
rina Hauarda>& l'ultima Caterina Va- 
na . della prima hebbe Maria > bora fere- 
niffìma I{eina ; e quella fu ripudiata ; on- 
de nacque il principio della fua difubidien- 

B 7@ 



H I S T B^I jt 

%a alla fede ^ipoflolica : Dulia feconda heb 
he Elifabetta , &a quefla egli fece troncar 
la tefla : della ter^a Odoardo di quefto no- 
me fefto j nel parto del quale mori ; di ma- 
niera che fu bifogno aprirla per cauarglielo 
fuori del uentre : la quarta ancor uiue , & 
fu repudiata . la quinta decapitata : e lafe- 
fia foprauijfe à detto Henrico . Et non ba- 
ttendo egli alla morte fua lafciato altro fi- 
glimi mafchio , che Odoardo, a lui peruen- 
neil regno , nel quale è dapoi uiuuto fette 
anni • Fu Odoardo d'alto ingegno, atto a ne 
gociy & accoftumato affai ; tutto che foffe 
inftrutto da falfa dottrina : &,daua molta 
fpera mg di fé per le molte buone parti che 
teneua in tutte le profejjìoni , ma panico* 
larmente neW effercitio delle lettere ; alle 
quali attende uà con molta diligen^ • Fu 
però di complejjìone molto debile y onde in 
poco tempo in lui fi generò un catarro con 
unapiccioUjma contmoua toffe, il qual ca- 
tarro fecondo i tempi , hor più hor meno lo 
moleflaua tanto, che da molti fu giudicato, 
che sauicinaffe a-etico : & in cotal modo 
trappaffaua gli anni fuoi. Era preffo ad 

Odoardo 



T> % lXGniLrEBJ^A. io 
Odoardo primo d'auttorità il Duca d/2\(o- 
tomberlano , il quale , & per fapere 3 & 
per ualore, era in quei tempi tenuto di quel 
regno il maggiore, & perciò dopo la per fo- 
na del B^e era ricettato principalmente da 
tutti y da chi per timore >&da chi per obli- 
go: ejfocome prendente del configlio ma- 
neggiaua ogni forte di negocio, cómandaua 
ad ogni uno > & era finalmente ubidito , & 
riuerito come il J\c. Et perche nel principio 
di Febraio l'anno i 5 5 5 ad Odoardo crebbe 
il catarro y e cominciò oltra mifura a nuo- 
cergli ueggendo il Duca la fua indico fitto- 
ne andare ognhor più aummentarido 3 uol- 
le intender da medici la uera opinione > che 
haueuano fopra la uita fua : e perciò chia~ 
mati due > che del continouo affifteuano alla 
per fona di fua Maeflà y &a quelli aggiun- 
ti quattro altri de più fcientiati del regno 3 
& fatto lor giurar fedeltà y come fi coftu- 
ma a chi è della cafa, da tutti uolle intender 
filmale era etico , fé mortale , & quanta 
tempo giudicauano che poteffe durare in ui 
ta; i quali configliatifi infieme conchiufero > 
iWl i^ era etico > &U infirmiti mortale* 
B % ma 



H I S T B^I ^ 

ma che però l y afjìcurauano in fino al Sette* 
bre proffimo della ulta. Hauédo il Duca in- 
tejò il giudicio de 9 medici , et trouandofi con 
quella gràde auttorità, ctieglihaucua nella 
città , fubito difegno , ogni uolta che piace f- 
fea Dio chiamare Odoardo a fé , diuolerfi 
infignorire di quel regno , fi come gli effet- 
ti moftrarono dapoi chiaramente > mirando 
più lofio a quell'obietto > oue la fua ingiù- 
fta uolontd lo tiram 3 che ad alcuna parte 
del debito fuo 3 il quale era grandijjìmo & 
con quefia intétione pratticò di dare un fuo 
ter^o figliuolo alla primagenita del Duca 
di Sofolch , nominata Gianna . la quale an 
cora che ricufajfe molto qutfto matrimo- 
nio 3 nondimeno & fofiinta dalla madre , 
C^ battuta dal padre 3 fu neceffitata a con- 
tentar fi y ecofi fi conchiufe , facendofi nel 
medefimo anno y nelle fefle dello fpirito San 
to le no'ige molto filendide 3 e reali y e con 
molto concorfo di popolo 3 & de' principali 
del regno . j>Je fu quejìo matrimonio fat^ 
to a cafo dal Duca , ma con quefto difegno 9 
che difendendo Gianna di caf a regale per 
ma di donne 3 in quefto modo 3 che di uria fo 

reUa 



D' IT^GHI LTEBJ^*A . t% 
rclla di Henrico ottano 3 maritata prima a 
Luigi XI I . F{e diFran^a y e dapotal Duca 
di Sofolchy nera dapoi nata Francefca, 
che fu madre di detta Gianna y egli pensò j 
che quefla occafwne fuffe buon iflrumen- 
to di condurre a fine il penfier fuo per quei 
modi 3 et uie y ch y egli tenne dapoi : de' quali il 
primo > che usò y fu y che continouando nel 
I[e l'indifyofitione y & ogn bora più aggra- 
ffandolo il maky effoDuca loperfuafe a far 
teflamcntOyponédogli fotto uelo di confeien 
^ innanzi a gli occhi y che y quando a Dio 
piaceffe chiamarlo a fé y era cofa honefla y e 
molto debita 3 che lafciaffe aleuti ordine a 
quel regno y accioche nell'auenire haueffe 
ancora a uiuer quieto y fi come hauea fatto 
negli anni paffuti y e mofirandogUil danno > 
che patirebbe il detto regno y qualunque noi 
tx ne lafciaffe di quello heredeo Mariano 
TLlifabetta y fue frrelle; fi perche F una y et l'ai 
tra era dichiarata baflardaperpublicopar 
lamento ;fiperliparentati y chauerebbono 
potuto fare con foreftieri y come per conta 
della religione ; efshortandolo y che non ha 
mndo più profumo parente y che Gianna 
B 3 fua 



H I S T B^I jt 

fua nuora , a quella uolejfe lafciare il reg- 
gino . le quai parole del Duca hehbero tanta 
fon^a y e furono accompagnate con tante ra 
gioni>che dijpofero il P v e a teflare aXXI.di 
Giugno, nel qual teftaméto dijberedò le due 
forelle fitto pretefto > che non kauejjero a 
condurre ftranieri in queir I fola j da quali 
foffer date nuoue leggi 3 et nuoui ordini di ui 
uere 3 foggiungendo 3 ch'erano baftarde, taf- 
fandone più particolarmente Maria come 
catolica> e diseredando firnilmente ogn al- 
tro , che pretendere in quella Corona > tuf- 
fando herede la Gianna nuora del Duca , e 
primagenita di Sofolch , , e dopo lei laforel 
la maritata al figlimi del Conte di Tarn- 
bruc \ll qual tt fl amento fu dapoi approua- 
toper tutti principali del regno , che furo- 
no XX XII II . Signori , & molti altri 
perfonaggi; di che mai dal popolo niuna co- 
fa fi feppe 3 come che per leprattiche y chefifa 
cenano >fi mormoraffe> e dubitale di qual- 
che ftrana fucceffione a quella Corona . or 
firmato che fu detto testamento , fluide in 
quel punto iftcjfo leuarfi un fiero tempo con 
tuoni y & folgori^ cofe di rado uedute in 

quel 



D'IOGHI LTZI^K^ . tz 

quel regno ,& delle faette, checaderono, 
una per coffe quella chiefa , che fu prima a 
difcoftarfì dalla religione >e difubidire alla fé 
de lApoflolica : cofa notata da molti, & te^ 
nuta dapoi per gran fegno , e non fen^a la 
uolontà di Dio . Continouando poi di giorno 
in giorno fempre il peggioramento del I{e > 
& mtendendofiper Londra che non potea 
uiuere molto alla lunga , s'offerfe una gen- 
tildonna di uolerlo guarire , ogni uolta che 
fojfepofia alla curafua * di che fattoli confi 
glio , ancora che da medici: non foffe mai 
acconfentito , non uolendo dir effa il modo > 
col quale uolea medicarlo, fi delibero ,che dct 
ta donna pigliale la cura del B^e,fi come fé 
ce , leuandone i medici . la qual inpoco tem 
pò moftrò , chel medicamento fuo erafen^a 
ragione , conducendolo atfeftrcmo della ul- 
ta ,per cagione de' rifirittiui , cti ella in ciò 
nfaua , i quali in picciolo fiat io gli gonfiare 
no le gambe, & grattarono la perfona fua 
molto più delT ufato . la onde conofciutofi 
Vinconueniente , fu licentiata da quella cu 
ra,& ritornarono i medici; ma però non 
gligiouarono molto,effendo giar ridotto a ter 
B 4 mine 



H I S T B^I ^ 
mine y che per grandi che fodero rimedi* 
finalmente fi mori >& fua \ V I di Luglio 
tanno 1 5 5 $ . €&* # VI I delfuo regno , 
& dell' età fua XVI. il quale aperto, & 
imbalfemato fu poflo nella chiefa di S. Vie 
tro a Vafmeftro fopra un catafalco fen^ 
candele , & con guardia di X I I.gentilhuo 
mini, che in fin alTejfequie continouamente 
rifletterò giorno, & notte. 

Maria fra tanto dimoraua per fianca 
lontano da Londra XXI 1 1 1 . le%he ad 
un luogo chiamato Eduardben nelpaefe Ef- 
fex : la quale auertita molto fecretamente 
delle prattiche del Duca Ts^otomberlano 3 
da alcuni del mede fimo configlio , & auifa- 
ta della malatia del I{e minutamente , & 
d* ogni fuccejfo , & al fine della morte di 
fua Maeftd , fotta prete fio , che in cafa le 
foffe morto un fuo feruitore di pefie , in un 
fubito fi leuò di quel luogo con poca parte 
della fua familia , & con tanta prefleTga 
caualcò , che in una notte fece X X XX . 
leghe uerfo ilpatfe di Ts^orfolch, il qualpae 
fé: è ukino edmare. e tutto quefio faceua 
per fuggire dalle mani del Duca, &cffer 

in 



D'ITStGHILTEBJt^. 1$ 

in parte 3 onde ad ogni fuo bifognopoteffe 
paffar in Franca . dauafi però in quejla 
fua fuga nome , & titolo di B^eina y pcr ta~ 
le facenhfi in ogni luogo proclamare ,Jì co 
me in aero a quella Corona giuftamente fuc 
cedeua . feri ffe ancora a Signori del cori fi- 
glio y e. principali del regno > che molto fi 
maragliaua 3 che ejfi noandaffero a far il de 
bito loro con lei cerne a lor nera, et legitima 
I{eina , e fucceàitrice in quel regno ; & in 
quefto me^o cominciò a far certe poche 
gentil chiamando in aiuto fuo al cura Signori 
dique paefi; e ciò per difender/i dalle for- 
%e del Duca y - ilquale per poter kauer più 
tempo a ditone le cofe ne particolari di 
Gianna con buon ordine > non publicò la 
morte del B.e infin a gli otto del me fé , come 
coluiyri quale bifognaua trouar colore >che la 
fuccejfione fua fujje legitima y per poter ac- 
chetare il popolo j & con uiue ragioni mo- 
largli y che meritamente a lei fi doueua . do 
pò la qualpublicationefi flette ancora infin 
a X. ma non ftn^a prattiche di condurre 
Gianna in Torre y fe ben ejfa rkufaua di uo- 
ler accettare cofigranpefo^non conueniente 

al 



. H I S T 1^1 j£ 
alfuo debole ingegno ; nondimeno con molte 
lagrime alla fine per fuafa dal Configlio, dal 
Duca 3 e dal padre fi contentò di far il uoler 
loro , & cofi leuata da Fiora ,pala t ^o del 
Duca 1S{otomberlano pofio [opra il fiume 
Tamife difcofio da Londra fette miglia , & 
accompagnata da molti [ignori & princi- 
pali del regno, fu co dotta in Torre ; alla por* 
ta della quale trouatofi il Duca le apprefen- 
tb le chiaui di quella . nel qual atto ,fe bene 
nera concorfo tutto il popolo 5 non però fi 
[enti un minimo fegno di allegrezza . Que- 
fia che dimandano Torre , è un cafiello il 
qual è da un capo di Londra, et batte in gran, 
parte la città , e tutti quelli , che fuccedona 
alla Corona d'Inghilterra ,fa bifogno , che 
auanti che peruengano a quella , dimorino. 
in detto luogo X . giorni . e ciò dicono ,per* 
che fendo quella Torre di molta impori an- 
%a, haueranno perficuro , che quelfia uero 
fuccejfore nel regno quando fard padrone di 
e jfa ; che altrimenti non gli farebbe conceffo 
dal Coniglio. Quefio Configlio ordinaria^ 
mente è di XXV . tefle delle principali del 
regno: il quale è quello che ha la fuprema 

potefià 



D'IOGHI LTE^JiJi. 14 

potcfld in tutte le cofe,&fen'%aeff() il me- 
de/imo I{e non può legitimaméte dijporrein 
co fa importante . è ben uero che poi fecon- 
do i cafì e la necefftà uè ne aggiungono al- 
cuni d beneplacito del I{e. Condotta Gi- 
anna in Torre yil mede {imo giorno compa- 
mero al configlio le lettere di Maria , nel- 
lequalifcriueua che douejjer andare d rico- 
nofcerla y fi come deueano > per lor legitima, 
et uera I{eina > & fucceditrice a quella Co- 
rona. Ejfendofi dunque intefo per dette let- 
tere quanto fcriueua Maria 3 & come tutto 
il paefe di T>{orfolch non folamente le ren- 
deua ubidicn^a , ma per effa haucuano 
prefo le armi per difenderla; dubitarono, che 
ejfendofi fatta proclamar Flirta in tutti 
quei paefi, non mandaffe parimente dfarfi 
proclamar in Londra, mafjimamente per- 
che fi conofceua a molto fuofauor il popolo > 
& mal contento deW elettione di Gianna ; e 
perciò fi rifoluerono fubito , che era dfei bo- 
re dopo me^o giorno > di fare che gli araldi 
accompagnati da trenta allabardieri del 
He proclamaffero Gianna Bucina in tre, 
quattro luoghi della terra ,• non uejfendo 

jj.atio 



jpatiodi tempo a farlo in più ; riportandofi 
al giorno feguente di fornire, fi come fecero 
poi : la qual proclama non pafso X . leghe 
lontano da Londra , non potendo i popoli u- 
dirla, come odiofa ad ognuno , e di modo che 
ne gli araldi propri fi conofceua lafcon- 
teniei^a loro ,&la mala uolontà, con che 
la leggeuano . & era di qucfto tenore la det 
ta proclama . 

Gianna per la gratta di Dio B^eina d* 
Inghilterra , di Franca , & d'Irlanda , di- 
fenditrice della fede i&pnncipal capo fat- 
to Cbrifto in terra della Chiefa d'Inghilter- 
ra, et d'Irlanda , a tutti i noftri molto ama- 
ti , fedeli , & ubidienti fudditi, & a ciafeurt 
di loro falute . Conciófia chel noftro molto 
amato y & carijjìmo cugino, Odoardo fe- 
Jìo , ultimamente I{e d'Inghilterra, di Fran 
ca ,& d'Irlanda , difenfor della fede , & 
v^apo principale in terra [otto Chrifto della 
Chiefa £ Inghilterra, & d'Irlanda ,per pa- 
tente fegnata difua mano, &fuggellata del 
fuggello grande d' Inghilterra , & data a 
XXI . di Giugno , l'anno fettimo del fuo 
regno, in prefen^ della maggior parte de 

fuci 



D'I'HGHILTE^^. 15 
fuoi nobili, configlieri 3 giudici y& diuerfi 
altri grani y & faui personaggi 3 per bene- 
ficio y & ficurtà di tutto il regno > quefti 
confentientifottofcriuendo di lormano:& 
il medefimo habbia perfue lettere -patenti 
recitato , che, per quanto la Fregai Corona 
di quefto regno y per ftatuto fatto l'anno 
XXX V . del regno del già Henrico Vili. 
di felice memoria , no ftro progenitore 3 e 370 
grande , per mancamento d'berede del pre- 
fato noftro cugino F^e Odoardo V I .fuffè 
per ì auenire ftatuito y limitato > & au- 
gnato à douer rimanere d Maria fua figliuo- 
la maggiore >& alThcrede legitimo di lei, 
& , in cafo di mancamento di tal herede 3 
doueffe rimaneread Elifabetta > fua feconda 
figliuola 3 & alT herede legitimo di lei y con 
condition tali , quali fuffero limitate per il 
paffato Henrico FUI. perfue lettere pa 
tenti fiotto ilfuogranfuggelloy e per fuote* 
ftamento in ferino y fegnato di fua mano m 
& conciofta che la detta mutatione della 
Corona di quefto regno , affegnata 3 cóme 
di fopra 3 & data alla prefata Maria & 
Elifabetta , effendo quelle illegitimey e non le 

gitimamente 



H I S T \ 1^1 Jl 

gitimamente generate . perciò cbel matrì- 
monio j che fu tra il I{e Henrko ottano y & 
Caterina > madre della prefata Maria y & 
cofi il matrimonio y che fu tra il detto Re 
Henrko, e la Signora jlnna 3 madre della 
predetta Eli fabet, furono chiaramente et le 
gitimamente disfatti per fentem^^e diuortij 
conformi alla parola di Dio ,<& alle leggi 
ecclefiaftice > i eguali diuortij fono fiati rijpet- 
tiuamente ratificati, & confermati per aut 
rità di parlamento [pedali nelT anno XX- 
V 1 1 1 .del regno del prefato I{e Henrko , 
tuttauia j rimanendo la detta ratificatone 
inforca > uirtù > & effetto , il perche tanto 
Maria y quato Elifabetta ad ogni occorreva 3 
& ad ogni propofito fono totalmente fatte 
inhabili à dimandar et pretendere laregal 
corona di quefto regno , o alcun de gli ho- 
nori j taftelli, fignorie , terre y tenimenti, 
o altre heredità > come heredi del prefato 
noflro legitimo Odoardo, o come heredi di 
altra per fona y o perfine y cofi per la caufa di 
fopra recitata 3 come perche la prefata Ma 
ria et Elifabetta erano fidamente di mc^o 
fangue al noftro prefitto cugino, & perle 

leggi 



leggi antiche 3 & per lo coflume di queflo 
regno > non debbono fuccedere d noftro cu- 
gino 3 ancora chefuffero nate in matrimonia 
legitimo 3 il che in effetto non fu , come per 
le fenten^e predette e diuortij j & per lo 
detto flatuto sfatto Fanno XXV III. del 
regno di Henrico ottauo , apertamente 
appare ; e conciona che > come egli è da. 
penfare y o almeno da dubitare, che fé la det- 
ta Maria > &Elìfabetta haueffero o godejfe 
ro quefta imperiai Corona di quefto regno * 
& accadere chef marita ffer ad alcun fare- 
fiero, nato fuor di queflo regno , in tal cafo 
effi f ore fieri ,hauendo la Corona , et ilgo- 
uerno nelle mani , adoprarebbe > &prattì- 
carcbbc nonfolaméte di ridurre queflo nobi 
le et franco regno in fruita della Chiefa di 
l{gma 3 ma ancora à uoler che le leggi 3 et co 
fumi del fuo natio paefefujfero ejfcrcitate 9 
et mejfe in ufo in queflo regno 3 piu toflo che 
le leggi 3 coflumi, et flatuti lungo tempo qui 
offeruatij da' quali dipende ogni titolo di he- 
r edita yponedo ciafcuno de foggctti di queflo 
regno à gran pericolo della confcien%a > & 
total mina del ben publico. Sopra che il 

prefato 



HI S T J^I JL 

prefato noftro cugino, ponderando , & con- 
federando fra fé , che uie , & che modi fuse- 
ro conuenientiper trouar foftegno alla Juc- 
ceffione della prefata B^cgal Corona ,jea 
Dio piactffe chiamarlo diqueftauita,non 
hauendo egli figliuoli ; e riducendo fi a me- 
moria, che noi e la Signora Caterina, e Ma- 
ria ,noftre fonile , figliuole della Signora 
Francefca , madre noftra naturale, e moglie 
del noftro amantiffimo padre Henrico , Du- 
ca di Sofolch ,ela Signora Margarita, fi- 
gliuola della Signora Eleonora, già forella 
della prefata Sig. Francefca , e già moglie 
del noftro cugino , Conte di Coberlant , era- 
no molto proffime delfanguc difua MacHà, 
dalla parte di detto fuo padre ,progenitor 
noftro, e 370 grande ;& effendo naturali, 
nate qui in quefto regno , & per la molta 
buona opinione, che hahauuto di noi , & 
della buona educatione della prefata noftra 
cugina Margherita , hauendo per la delibe- 
ratione & amfo per le predette lettere pa- 
tenti dichiarato , ordinò, affegnò , limitò, et 
determinò, che accadendo, che l prefato no- 
ftro cugino Odoardofefto morijfe fen%a fi- 
gliuoli 



gliuoli legnimi 3 in tal cafo la detta re- 
gal Corona £ Inghilterra , e d'Irlanda ,e 
confini di quelle , & il fui titolo al regno di 
Francia, & tutti gli bonari, cafteila, prcro- 
gatiue ypreminenje , auttorità y giurisdit- 
tioni y dominij , pojfeffìoni , & heredità al 
prefato noftro cugino Odoardo V 1 . al- 
la detta regal Corona appartenenti > in 
maniera alcuna frettanti > doueffeper man- 
camento de figliuoli y & effere il più uec- 
chio figliuolo mafehio della prefata Signora 
Francefca legitimamente generato > e nato 
in tempo difua uita y &agli heredi mafchiy 
che legitimamente nasceranno del prefato 
più uè echio figliuolo 3 e co fi di figliuolo y in fi- 
gliuolo y fecondo che uemffero yperfucceffio- 
ne della prefata Signora Francefca legiti- 
mamente nafeendo y in tempo della uita del 
prefato noftro Cugino y e cofiagli heredi ma- 
cchi di ciafeuno de prefati legnimi figliuoli 3 
& in cafo del mancamento di tal figliuolo 3 
che natofufte , durante lafua uita y e man- 
cando heredi a quelli , in tal cafo la detta re- 
gai Corona con tutte le fue pertinente rima 
nerdoueffe anoi nominata Signora Gianna, 
C figliuola 



H I S T F^I jt 

figliuola maggior della prefata Signora 
Francefca , & aW herede mafchio, che della 
noflra per fona legitimamente nafcejfe, con 
diuerfe altre conditioni , come per le predet- 
te lettere patenti dirutamente fi narra , 
Dopo la data dellequali , cioè Giouedi pajfa 
to , che fu il V 1. di queflo prefente mefe di 
Luglio , è piaciuto a Dio , chiamare alla fua 
infinita mifericordia il detto noftro carijfi- 
mo, & amantiffìmo cugino , Odoardo V 1 . 
alla cui anima fua diuina maeftd perdoni; 
& effendo egli morto, fen^a herede, ne rima 
nendone alcun legitimamente generato del- 
la perfona del pre fato noftro progenitore , et 
twftro gran ^io , Henrico V III .& non 
hauendo la detta noflra Signora madre fi- 
gliuoli mafchi,nati in tempo della uita del 
prefato noftro cugino Odoardo V I . onde 
la detta regal Corona, e fue appartenen- 
za, hora è, & rimane attuale, &• reale pof- 
f editrice per uirtù delle dette lettere, et pa- 
tenti : ls(oi per quefto fignifichiamo per le 
prefentia tutti i noftri amantiffimi fedeli* 
& ubidienti fudditi, che co fi come noi per 
noflra parte > mediante lagratia di Dio , ci 

moftraremo 



moflraremo gratiofiffima 3 benigna > &fo- 
prana l{einaà tutti i noflri buoni fudditi, 
in ogni lorgiufla, &legkima caufa > & con 
tutto il poter noflro > perfeueraremo 3 & 
manterremo lafantijjìma parola di Dio 3 la 
Chriftiana pietà , le buone leggi, et co fiumi s 
& la liberta di quefto noflro regno, & domi 
nio y co fi non dubitiamo, che eflì, & ciasche- 
duno di loro dal canto fuo all'incontro ado- 
gni tempo , et in ogni cafo non fìanoper mo- 
ftrarfi à noi y lor uera > naturale , & leale 
J{eina 3 feruidori fedeli jjìmi 3 amor aioli 3 
et ubidienti y conformi al lor obligo y &fedel 
tà ; nel che fatisfaranno a Lio 3 & faranno 
cofa , che tenderà alla lor preferuatione y & 
ficurtà : uolendo 5 & commandando a cia- 
feuno di qualunque gradOyflatOy et condit io- 
ne , a mantenere la noflrapace , & concor- 
dia ;& ubidire alle noflre leggi y per quan- 
to ftimano ilfauor noflro x & lafalute loro . 
In teflimonio di che y habbiamo fatto fare la 
prefentey teflimonio noiflejfa alla Torre no- 
flra di Londra y a X . di Luglio y l'anno 
M. D.LII I . il primo noflro anno . Dio 
guardi la B^eina. 

C z Continuando 



h i s T o ili j: 

Continouando poi la nucuct , che ognihor 
piujìfollcuauanogentiafauor di Maria, et 
che molti configlierì andauano aferuirla, il 
Duca cominciò finalmente, e con molta di- 
ligenza ad efyedire alcuni Signori fuoi con- 
federati , & amici , per impedire , che le 
genti di Maria noncrefcejjero in maggior 
numero: olii quali, fecondo la qualità di cia- 
feuno ,daua carico , mandandoli in diuerfe 
farti, per ragunare quante più genti po- 
teffero, con commiffione di far per mar- 
chiare ad ognifuo ordine , tra quelli diede ca 
vico di far quattromila fanti, ad un fratel- 
lo del Conte di ls[utcnton, & e jfo fattigli Jn 
un fubitofe ne pafsò con le genti in fauo- 
re di Maria ; daUaqualefu molto caramen- 
te raccolto , e ben ueduto; &fcriffe una let- 
tera al Conte di T^utentonfuo fratello ,iU 
quale era appreso ti Duca, dicendogli che 
come a traditore fperaua torgli la uita^ 
quando non dipartile dal Duca, il qual 
fuor di ogni ragione cercaua occupare il 
dritto di Maria , uera fucceditrice di quel 
regno , &' farfi tu a imbonendolo inperpe 
tuaferuitùi esortandolo a riconofeerfi ,e 

gittarfi 



D'IOGHI LTEB^B^^f. 19 

gittarfi a piedi d'ejfa Maria . Molti confi- 
glieri fecero il meàtfimo, dipanar a Maria* 
& fauorirla ; ma molti ancora prefero 
le armi ,& asoldarono genti contra lei* a 
fauor del Duca ,• / quali ,per dar preflc^a 
aWejpeditione, offeriuano per ciafcun falda- 
to otto feudi il me fé y & l^Jpefe . et cjfo Duca 
haueua anchora dato ordine ad alcune naui 
armate > cbeflejfero preparate per ogni ac- 
cidente y che haueffe potuto nafeere: con 
lequali difegnaua impedire tutti quei foc- 
cor fi, che haueffe uoluto dare jua Maeftà^ 
Cefarea a Maria dalla parte di Fiandra : 
lequainauiyintefo il camino ,a chetendeua 
il Duca , fé ne pacarono aneti 'effe alla uclta, 
di quelpaefe > doue era Maria ; allaqual fe- 
cero intendere com erano à fuoferuitio > co- 
nofcendola lor uera , & naturai B^eina , & 
che commandaffe , che erano per ubidirla; 
ond'effaliringratiò molto della lor buona 
uolontd ; & dapoi cauò delle dette naui > & 
artiglieria , et monitione, et genti, per forti 
ficarfi maggwrméte contra l'impeto del Dtt 
ca , intendendo lo sformo grande & lafubita 
prefiezga 3 con che egli difegnaux uenire ad 
C $ opporfi, 



H I S T F^I J[ 

opporfi , et disfare tutte le fue genti . Bjjla- 
ua il Duca di prouedere al fuo efferato di 
Capitan generale : & perche partendoci e*> 
gli del Configlio ,per andare con detto effer- 
ato , dubitaua , che fuori della fua prefen- 
%a , nafceffe alcun mouimento,alquale non 
poteffe dapoi prouedere a tempo , ne con ri 
medi , ne coiil* autt or ita fua y haueua dif co- 
gnato generale il Duca di S uff olch, padre di 
Gianna, allora proclamata ì\eina : ma tjjb 
conofcendo in confcien^afua non effere co fa 
ragioneuole il prender Carmi contra la fua 
legitima Bucina , o pur che per dapocaggine 
nonglibaftajfe l'animo, non uol fé tal cari- 
co accettare ; dimodo che il Duca l^otom- 
berlanofu neccffitaio andarui egli inperfò-* 
na , & dato prima quelli ordini, & auuerti 
miti al Configlio, chegliparuero neceffarij, 
lafciando il detto Confi glio in Torre, preffo a 
Gianna , & in fuo luogo il predetto Duca di 
Suffolchy fi parti à zq.di Londra con quat- 
tro fuoi figliuoli , hauendo mandato il Conte 
di Varoic ,fuo primogenito y con 500. Ca-> 
uaUi cètra Maria a Eduaréhé. haueua anco 
rafèco, un fuo fratello Jlqual haueua nomina 

to maefiro 



D'I^GHILTE^^. io 
to macftro di campo, erauipariméte il Mar 
chefe Ts^orantun 3 il Conte di TsQttenton > 
con diucr fi altri Cauaìlieri ,<& Signori del 
regno > i quali j computati i foldati , erano 
in tutto due mila caualli, & otto mila fan- 
ti 3 con gran prouifìone di artiglieria, e di 
monitione da campo >& altre co fé neceffu^ 
rie y e fi conduce à Cambrigi > lontano da 
Londra XX. leghe ; nelqual luogo fi fermò 
due giorni 3 per riuedere ilfuo esercito 3 il- 
quale, come prima ufcì di Londra 3 in gran 
parte comincio a sbandarfi , come quello % 
che mal uolentieri andana contra Maria é 
di che auuedutofi egli mando a chieder foc^ 
corfo di genti al Configli poi che de' primi 
uè rierano rimafi pochi . Tartito il Duca di 
Londra 3 et reflato il Configlio in Torre >anco 
ra che il Buca di Suffolch fufife infuo luogo, 
non effendo effo di molto ualore, ne bauendo 
la per fona fuaauttoritd più che tanto 3 fu 
rono alcuni Signori di detto Configlio > i qua* 
li tra loro difeorrendo liberamente intorno 
a ciò > conobbero _, come era cofa iniqua > 
&fuor d'ogni debito loro , comportare, che 
fuffe leuato il regno a colei 3 ch'era legitima 
C 4 figliuola 



H I S T B^I jt 

figliuola d'Henrico loro F^e, alquale effa per 
diritta ragione 3 e di Dio, e del mondo doue- 
uafuccedere; &fittoporfi cofi uituperofa- 
mente per timore ad un publico tiranno 3 
mancando alTobligo , che fi dee al fuo %e 3 
aWbonor difeftejji 3 &alla patria . Ter la- 
ami cofa congiunti di uolere ., ufeirno fuor 
della Torre > fitto preteso y che hauendo il 
Duca mandato a chiedere aiuto y&nuoue 
genti j uolea parlare > & prender auifo 
da gli lAmbafaatori di Francia [opra certa 
fanteria y chel predetto Duca mandaua a 
foldare in Ticcardia, & conducendofi i detti 
Signori a Banis > caflello del Conte diTem- 
bruc y nelqual luogo , emendo concorfi i prin- 
cipali del Configlio ,fiperauttorità> & ua- 
lore y come per feguito y & ricchezze y fu 
facil cofa chiamami il rimanente y fi come fé 
cero poco dapoi y eccetto pero il Duca di Suf 
folch y che re fio in Torre prcfso alla figlia : 
alqual configlio ridotti che fumo inficme y 
il Conte d'iArondelyUncdc principali del 
regno y e del detto Configlio y parlò in cotal 
modo. 

S y io non hauejfi ragioni bafiantiy Si- 
gnori 



gnori* e fratelli miei , per potere ifgannar* 
ui dell' errore, in che fin bora fiamo incor* 
fi , altri per timore , altri per uolontà , ne- 
ramente dourei efjer tenuto troppo audace* 
& poco amatore di me (ìeffo , haucndo io 
a parlare contr ala per fona del Duca ls(o- 
tomberlano , huomo & di fuprema autto* 
rità, & che ha in mano tutte lefor^c no- 
fìre, & finalmente uago del f angue de gli 
huomini , come quello , che è di poca , o di 
niuna confeien^a: ma perche confido in Dio, 
e nelle uoftre menti , dotate e di giudicio , e 
di prudenza y fi come per altri tempi ho 
cono fiuto , io non dubito punto, che uoi non 
habbiate a concorrer meco in parere , & eh* 
io no ui habbia a moflrare, come debbo prei^ 
%arpoco il tiranno : alla qual cofa no mifpin 
gè alcuna pafjìone; o F ambinone >perche de fi 
acri anchor io di dominare ySl defiderio duella 
uédettajutto che cofi impiamente mhabbia 
tenuto uicino ad un anno prigione & proci* 
rato la mia morte con tanti federati uffici, fi 
come uoifete teflimoni : ma folamente la fi 
Iute del ben publico ,& la libertà dì quefto 
regno ,- aUaquale e per debito del mondo* e 

di 



H I S T 1^1 ^ 

di natura fiamo ubligati noumeno y che à 
noiflejfì : e medefimamente il rimordimene 
to della mia confitenti uedendo occupar le 
ragioni di Maria y fucceditrice a quefla Co 
rona , e che ci fia leuata quella franche^ 
<%a > con laqualefiamo uiuutifi lungamente 
[otto i noftri legnimi \e . Lequai co fé fé ne 
noftri petti faranno confiderai cfuor i dipaf 
fione , e d'intere jfe ,uoi le conofccretc effcr 
difficili a comportare , e degne d'cffer biafi- 
mate . Credo , che i modi , che ufa il Buca 
nel uolerfi infignorire di quefto regno > non 
ni fiano occulti ; & che conofciate , come né 
%elo del ben publico , ne della religione a ciò 
lo tiri , ma filo l'ambinone del regnare, per 
ciochc ben publico non fi chiama , uolerpor 
re in firuitù un regno libero ; ne in colui fi 
dira effer religione , che ha uiolata la fede co 
tra il fio I{c. e medefimamente io fon certo > 
che fiapete, come a Maria, figlia legitn 
ma ,& naturale di Remico noflro I{ej per- 
viene quefla Corona dirittamente per fiucce f 
fioneJPerche dunque debbano cofi corroper^ 
fi i uoflri animi) & co portare, che uno ingm 
fiamente occupi quel, che non èfuo > non ueg 



go la cagione . Quefo [ara neramente ben 
fublico fé reftituirete lapublica libertà . di 
che ogniuno rallegrante, fi come bora ogni- 
unojìattrifla di cofi uiolenta fuccefjione . et 
quefla farà uera religione : perche tiferete 
giuftitia, rendendo il fuo dritto a chi pie- 
cede per giujlo titolo di heredità . Non uz- 
zate credere , che in colui fa co fa buona , 
che cofi fen^a uergogna ardifee di uoler por 
le mani nel pingue di T{e. percioche alice 
fine uedrefte, hauendo ejTo in mano il regno, 
che farebbe ubidire la ragione all'appetito, 
fcacciando quella , & amando quefto . onde 
na fono poi l'ingiuftitie , molende , rapine > 
feditioni , crudeltà, & ogn' altra forte difee 
foraggine : & a noi farebbono leuate di mo 
do le for^e , che non ui hauerefte allhora ri- 
medio é E per contrario fé uorremo riguar- 
dare in Maria , uedremo ogni co fa buona ri-* 
jplender in lei : dalla quale non potremo jpe 
rare , pe non uera giuflitia , perpetua quie- 
te , pietà , mifericordia * e buongoverno : le 
quali co fé anchora che pìffero in altrui , me* 
gliofi godono ne pioi F\t , e con maggiorate 
tentione fi mirano > che ne §li altri * t pe- 
rì* 



b isr o tcij[ 

rò quefie ycome co fé buone debbiamo ama- 
re* cercare 3 & fcguire, il che non dcbbe pa- 
rerai difficile a fare. per ciò che y fé bene ilDit 
ca fi troua con l'armi in mano , fono però no 
ftre, e fi moflreranno a noflro fauore 3 fem- 
ore che noi uniti ci concordiamo inparere > e 
maggiormente hora 3 che uedete 5 che la più 
parte del fuo esercito fé rie fuggito : & 
tutto ciò per la mala contenterà , che tut- 
ta l'Inghilterra fente nel uedere inalato al 
regno perfona > che non ha alcuna forte di ra 
gione y &priuata quella > alla quale di uera 
fucceffxone peruiene: & fé forfè ui pareffe 
far mancamento hora col chiamar uoftra 
I{eina Maria > hauendo poco fa gridata 
Gianna > moftrandoui in quefta parte uolu- 
bili y dico y che per ciò non douete rimanere; 
percioche fi conuiene dopo un errore ammen 
dar fi y idealmente hora 3 douendo nafeere a 
noi honoreyfalutCy e libertdy quiete y&fatif 
fattimene gli huominiy ladoue y nonam- 
raendandoui ymoftrate d'ejfer poco amato- 
ri di uoi fiejfi y facendoui ferui y & ingrati 
alla patria y {predando le leggi y con occa- 
fii>ne , che tutto quefio regno refiiin conti- 

nouo 



nouo trattagli*) > con altri infiniti danni, che 
ne rifiatano : tra quali è da considerare , che 
già le f anioni fono diuife , & che alcuni ten- 
gono quella di Maria > & altri quella del 
Duca: le quali faranno la mina di quefto re- 
gno y percioche uedete il fratello contra il 
fratello , il zì° contra il nipote, il fuocero 
contra il genero , il cugino contra il cugino ; 
e di mano in mano andarete ueiendo nimici 
quelli, che fono d 9 unfzngueiftejfo,&dipw 
proffìmi, con che uerranno a mancar lefor- 
%e di quefto regno per co fi fatta diuifwne , 
laquale alla fin fard cagione di trarre in det 
t) regno l'armi forefìiere : in modo che fra 
poco tépo doueremo affettare d'effcrin pre- 
da de foldati noi , le noftrefacultd , i figli- 
uoli , e le mogli , con ultima ruina della no- 
biltà noflra . Et hauendofi a leuare una del- 
le duefattioni , mirate , ui prego, qual è piti 
honefto ,che fi leui, & doue più giudica- 
te e fseruoflro debito :che fon certo, fé la 
uiltà del uoftro animo non uimpedifce ,a 
la^eran^a del uoftro intere ff e non ui accie- 
cacche direte quella del Duca , come quel- 
la j che è fuor di ragione* ingiufia, & che fa 

rebbe 



rebbe atta a generar molti mali > & incon- 
nenienti.ll che fé è conosciuto da mi fé ancor 
degna cofa > che uifiprouegga come fi con- 
mene . nefo io uedere > qual prouifionepof- 
fa ejfercpiu lecita y opiu ragioneuole di que 
fta y che tutti infieme con un mede fimo ani- 
mo rendiamo ubidien^ alla noftra Fatina 3 
la pace a popoli , e la libertà anoift effige 
leuiamo l'auttorità al tiranno ,priuandolo 
di forile , rendendo ilgiufto titolo di quefla 
Corona a chi fi dee . nelqual cafo darete 
luogo alla giuflitia > e farete detti pietofi 
nerfo gli huomini , e uerfo Iddio 3 ilqual non 
m abbandonerà mai in co fi glorio fa impre- 
ca • Qui fi tacque il Conte d'<Arondetto : tir* 
quale non co fi prefto diede fine al fuo ragio- 
namento j che leuatofi in piedi il Conte di 
Tembruc > diffe que fi e parole . 7s(on mi oc- 
corre di pigliare la fatica di ridire tutto 
quello , che ha detto il Conte d *<Arondello s 
bauendo cfjo ragionato a baftan^: maffima. 
mente > che conofco gl'ingegni uoftri cofi al- 
ti y ch'io non dubito punto 3 lui cffere flato 
pienamente intefo da uoi : ma dirofolo y che 3 
quanto amej approuo tutto ciò > ch'egli ha 

dettai; 



detto ; & mi obligo di uoler cóbatter quefta 
querela contro, chi uolejje dire il contra- 
rio . Et , accompagnate quefle ultime pa- 
role col metter mano allalpada , foggiunfe; 
Equandoleperfuafionidel Conte d y *Aron- 
del no habbiano luogo apprcffo di uoì,o que- 
fta fyada farà Bucina Maria , perderò io 
la uita. Intendendo per la per fuajìone la 
ragione ,& per lajpada lafor%a. 

jCauttorità di quefli due Signori , le 
giufte & honefte ragioni , con che laccom- 
pagnauano, fecero, che molti altri, & qua fi 
la maggior parte del Configlio , conferma- 
rono effereben fatto a chiamare lor Bol- 
ina Maria : ma però ui furono di quelli, 
che allegarono , douerfi prima auuerti- 
re il Duca,& procurar e tratanto di otte- 
nere tmperdon generale dalla B^eina . ma 
perche quefti furono dì poco numero , n onfi 
approuò altramente : an^i in unfubitOjfen- 
*%a metter tempo in mei^o , fottofcrijfero 
tutti d accordo una proclama, per bandi- 
re Maria Eterna . ilche fatto , & fra tanta 
bauendo mandati da 1 5 o. huominià lev di- 
uotione in Torre > con diuerfi modi più fe- 

"cretijf 



H 1 S T B^I Jt 
£reti 3 per camme fuori il Duca di Suffolch, 
quando che non hauejfe uoluto ufcirne amo- 
reuolmente 3 gli fecero intendere , che> come 
uno del cófiglio 3 andafft a fottofcriuerfi alla 
proclama y per gridar Maria Flirta 3 come 
fuo giufto titolo . La qual cofa intefa dal 
Duca y & auuedutofi per le genti, ch'erano 
in Torre 3 che ne farebbe canato per for^a 3 
difpofe di andar ui : ma prima entrato nella 
camera 3 donerà la figlinola 3 e leuato il 
baldachino di detta camera 3 le diffe 3 che 
non farebbe più I{eina : laqnal rifyofe , che 
quelle parole erano molto più conuenienti, 
che quelle 3 che poco fa le haueua detto 3 
quando la configliò ad accettare il regno: & 
che fé da gli effetti non fi gindicajfe fempre 
lapruden^de gli huomini 3 che molti fa- 
riano tenuti faui: ma il paragone 3 . che è 
l'effetto 3 fcopre 3 & ifganna le genti . Ilche 
detto j fi ritiro in una camera priuata con 
fua madre 3 & altre Signore 3 benché con 
molto dolore 3 però con grand' animo 3 e mol- 
ta conftan'^a . il Duca di Suffolch tra tanto 
andò a trouarc il Configlio , dal quale gli fu 
fatto intendere la deliberatane prefa del 

dichiarare 



dichiarare Maria B^eina, eftmilmente le ra 
gioni , per le quali a ciò fare fi moueuano , 
La onde egli ancora fi fitto fcriffe alla pro- 
clama , & moftrb concorrere nell'opinione 
de gli altri , fé bene era contra fua uoglia . 
laqual proclama fottofcritta da tutti , a 
X 1 X , del detto mefe , intorno alle quattro 
bore dopo me 1^0 giorno , fupublicata con 
quefte parole , Maria ,per la Iddio gratia 3 
I{eim d'Inghilterra, di Traw^a >& d'Ir- 
landa , difenditrice della fede, & in terra 
fupremo capo della chiefa d'Inghilterra , a 
tutti i noftri amoreuoli , fedeli , & ubidien- 
ti, falute. Effendo piaciuto alV onnipoten- 
te Iddio di chiamare a fé il molto eccellente 
Trencipe Odoardo V I . già noftro fratello , 
preciofa memoria,onde la Corona regale del 
regno d'Inghilterra, & d Irlanda, col titolo 
di Eran^a,et tutte l 'altre cofe apparteneva 
quella , molto dirittamente & legitima - 
mente peruengono a noi , ui fìgnifichiamo , 
che effendo il noftro diritto, & titolo quello 3 
che ci prendiamo, et nefiamoinpoffeffo,gm 
fio ,e legittimo y non dubitando , che tutti i 
noftri fedeli, & leali figgerti, nonftanoper 
D accettare 



H I S T B^I jt 

accettare , &per ubidire a noi > come loro 
naturale >legitima, &foprana Signora <& 
Reina , comjpondentì al debito della loro 
perpetua fedeltà > ajficurandoli, che ne loro 
affari cofi troueranno noi gratiofa 3 come 
nel tempo pajfato hanno trouati gli altri 
noflri nobilitimi progenitori . Quejla pro- 
clama come ho detto di [opra , fu fatta in 
Londra >a 15) .di Luglio 3 tanno 1555. 
lAìlaqual proclama emendo concorfo tut^ 
to il popolo , &intefoful nome di Maria , 
tale fu l'allegrezza, che il Conte di Tem^ 
hruc , ilquale difua bocca la leggeua 3 non 
potè finire per lo grido , che faceuano nel 
defiderare uita alla Bucina 3 ilqual Conte te-^ 
nendo una berretta in capo di molta ualuta, 
adornata d'oro,& di gioie > la getto uia: 
come coft urna quella natione quando hanno 
una allegrezza fegyialata y & in un fìtbitofi 
[enti un romor di campane > uiàefi tanto 
apparecchio di tauole perle jlr ade , tanti 
fuochi, & altri fegni di allegrezza y c ^ e ben 
fipotea conofcere uer amente hmmenfa fa- 
tisfattionc di quel popolo . l^on molto dop- 
fo fatta detta proclama > alcuni di quelli 57- 

gnori 



D'IOGHI LTEQJ{y£. zt 

gnori del Conìglio andarono a San Taolo, 
chiefa maggiore di Londra 3 nella quale fe- 
cero cantare il 3 TeDeum, &fuonargli or~ 
gani : cofa non prima ufata da loro: & altri 
andarono colDucadiSujfolch alla Torre 3 
per fare intendere alla Gianna 3 &alle due 
Buchete yche fi ritorna (fero alle cafe loro; et 
che dotte jfero tenere per B^eina quella, che 
nuouamente haueuano proclamata . il che 
fu coft fatto : &hauendone cauato lafua 
gente il Duca di Suffolch y fu data la guar- 
dia di Torre > & di Gianna medefima - 
mente a Milordo Vanden, lafciando > che 
xifue uoglie poteffero partire quelle Signore 
che haueuano accompagnata detta Gian- 
na , fi come fecero poi ; che ogniuno di loro fé 
ne andò a cafa 3 abbandonado detta Gianna* 
ls{el fine della notte il Conte d^Arondelje 
Milordo Taggetto montarono per lepofte* 
& andarono a trouare la B^eina : alla quale 
diedero conto di quanto haueuano fattole fu 
rono ben ueduti da lei, et accarc^atLScrif- 
fedapoi il Configlw al Duca di T^otomber- 
lano la pronuncia della proclama , fatta in 
Londra della l\eina Maria > &gli comman- 
D % dò 3 



H I 5 T B^I JL 

dò y che doueffe fimilmente farla procla- 
mare nell'efferato ; & che difarmafse , & 
andafse egli alla mifericordia difua Maeftà. 
onde il Duca , intefe quefte nuoue ,fi ftr ap- 
po la barba $ ma però , come fiuto , nafcon- 
dendo inpublico l'intrinfeco del cuore, fece 
proclamare la Reina ,gittando parimente 
ancl/efso la beretta , infegno di molta alle- 
grerà . ilche fentito da quelle genti, che 
gli erano recate, che non erano però molte , 
la maggior parte cominciò a pafsare afa- 
uore della Reina : tra quali furono molti Si- 
gnori principali del regno; che gittandofi a 
piedi di fua Maeftà , trouarono perdono . 
Queftofece reftare molto impedito il Duca, 
non hauendo rimedio a cafifuoi ; trouando- 
fi abbandonato da ogniuno,nefapendo , che 
far fi . &però ,ftando cofi fojpefò, andò nuo 
uà a Londra , ch'egli , come dijperato , con 
forfè duo mila huomini, che u erano reftati, 
andaua a metter fuoco a quella terra . la 
quale , ben che per cofi nuouo accidente 
molto temeffe , propofeperò di uolere ardi - 
tamente difenderfi ma poco dapot s f intefse 
ciò noneffer uero altrimenti $ aw^i , chei 

foldati 



D'IOGHI LTEB^Ii^f. i-f 

foldati della guardia del I{e mortoci quali 
effo Duca hauea menati feco la notte mede- 
[ima della proclamatane della Bucina > fi e- 
rano rifoluti tra loro di far dimoftratione al 
mondo 3 ctiejfi non erano andati di lor uo- 
lontà a feruire il Duca , ma ch'erano an- 
dati al Sig. Gio. Gatte y - lor Capitano > 
&l y baueuano coftretto ad andar con loro a 
ritenere il Duca , emendo intorno due bore 
inan^i giorno : ilquale trouarono conglifti- 
uali in piedi , per fuggircene >& lo arrefla 
rono con quefto protefto y che uoleuano > che 
fuffe loro feudo a faluarli della pena , nella 
quale erano incorfiper hauerlofeguito con- 
tro alla lor I{eina . a quali effo rijpofe, che 
non fapeua dar loro altro conto di quefto > 
effendo effo fimilmente flato mandato dal 
Configlio a quella imprefa ; et'che notrpote- 
nano y come grande Marefcial d'Inghilter- 
ra , far prigione ; cercando con molte parole 
amoreuoli uolerli acchetare : le quali in 
modo alcuno non haueuano giouato : onde 
era flato coftretto a dar fi loro prigione : & 
che y intefo ciò dalla Rema, haueua manda- 
to il Conte £jtrondel con alcuni altri Sig. 
D 3 che 



H I S T \I jt 

che haueuano fatto prigione effoDuca, vite 
nendo Similmente i figliuoli, il fratello, il 
Conte di TS[utenton , il Signor Gio. Gatt^ 
& iAri fuo fratello , e Thomas Tahnier ; e 
che il Duca ejfendofì inginocchiato a piedi 
del Conte d'^Arondel l'hauea pregato, che in 
quella fua auuerfità uolejji effergli buó ami 
co, dal qual Cote gli era flato rijpofto molto 
amoreuolmcnte , & concortefì parole . Cofi 
d 2 5 . di detto mefe entrò in Londra il Con- 
te co 9 prigioni foprafcritti : & il giorno da- 
poi uifu condotto il Marchese di T^oranton 
con alcuni altri, emendo e quefti, e quelli ac- 
compagnati da molte ingiurie, e da gran nu 
mero di popolo : e farebbe flato facil cofa 3 
che fojfer flati lapidati da quella molti- 
tudine , & morti, fé con ìauttorità loro 
qué Signori > che nhaueano cura , non gli 
haueffero ben guardati . tanto sdegno fi 
uedeuanegli animi del popolo .e cofi tut- 
ti furono pofti in prigione in Torre, con 
molti altri ancora che ui furono di giorno in 
giorno condotti ; tri quali uno fu il D uca di 
S uff olch , per ordine delia Reina. Intefofi 
poi la proclamatone della Bucina da Eli fa- 
betta 



D'IOGHI LTEltfj^. 28 

betta fua forzila, & la prefa del Duca, ftan 
d'ejfafuor di Londra a certi luoghi fuoi ,fi 
parti per andar a render alla detta I{eina 3 
fua for ella , quella ubidienti , che fi conue- 
niua , & rallegrar fi feco : onde pafsò per 
Londra a 19 . accompagnata da più di 
5 co . caualli, dimoflrandofi grata , & hu- 
mana , uerfo ognuno . 

Etcofi in quefta anione ', come in molte 
altre fi puh uederc , quanto noflro Signor 
Iddio habbia cura di quefta benignijjìmct 
J\eina dandole in mercede della fua parten- 
za l ubidienti da colei, allaqualefta Mae- 
ftà altre uolte haueua portato lo ftr -affino 
della uefte; e ciò perche dando Henricofauo 
re ad Elifabetta per ejfer ella di dottrina ec- 
cellente ypenfaua con tai modi far mutare 
la buona , & catolica opinione ad effa Rei- 
na : ilche non folamente non fuccefje al pa- 
dre e meno al fattilo, tutto che con ogni for 
te di cattiui portamenti nefuffe del contino- 
nò mole fata , ma fempre più infiammata 
nell'amore di Dio , e nella religione Chri- 
ftiana , fopportò con marauiglwfa parten- 
za la fua rea fortuna, et con quella f\>eran%a 

D 4 in 



H I S T B^I ^ 
in Dio, dalla quale alla fine ha raccolto cojl 
preciofo frutto . In tanto auicinandofi la 
Reina à Londra j hebbe grandifjìma diffi- 
cultà di licentiar quelle genti 3 - che a fuo fa- 
ttore s erano leuati contro il Duca : liquali 
diceuano , che non uoleuano abbandonarla 
infin y chenonla uedeffero ficura y et ferma nel 
fuo regno, ma alla fine gli licentiò y rin~ 
grattandogli con cortefe affetto del feruigio 
loro. Et co fi il primo d *Ago fio giunfe lon- 
tano da Londra fei miglia y doue da molti Si 
gnori principali 3 & da Signore y &da mer 
catanti y & finalmente da tutto il popolo fu 
uifitata allegrando fi ciascuno co lei: a eguali 
generalméte fu fatta grata accoglié^a.Era 
di due bore pacato il me^o giorno y quando 
fua Maefld moto a cauallo y et fece Ventrata 
in Londra, con bella ordinanza, accópagna 
ta da gran numero di genti a piedi , & a ca- 
uallo y ci? erano intorno a XII mila. E 
giunta alla Torre y hebbe una gran falua di 
arteglieria y et di trombe ; correndo per tutto 
una allegrerà mirabile . neU entrata le 
sapprejèntò a piedi il Duca di Is^orfolch 3 
Cortine ila Duchejfa di Sommerfer, Il Vefco 

HO 



D'IOGHI LTE^^f. 29 

Uo di Vincefire > & quello di Duran : i quali 
tutti forfè contro, ogni lor merito y erano te 
nuti prigioni: perciò che hauendo il I{e Hen 
rico incolpato un figliuolo del detto Duca di 
T^orfolch j che baueffe machinato contra il 
regno >fenya udire altra giuflificatione , gli 
haueua fatto tagliare il capo; tenendo dapoi 
il padre prigione fiotto prete fio , ch'egli pa- 
rimente fojfe confapcuole del fatto del fi- 
gliuolo: finalmente Cortine era tenuto inpri 
gione,per ciò che hauendo il I{e fatto decapi 
tarfuo padre , uoleua afficurarfi 3 che col me 
<%o di quefto figliuolo non fi poteffe fare al- 
cuna folleuatione . La Buche ffa di Sommer- 
fer era incolpata di faperei maneggi difuo 
marito y al quale il Duca di Ts^otumberlano 
hauea fatto tagliar la tefia y incolpandolo di 
fellonia y che nella lor lingua, uuoldirepen 
far male della per fona del l\e y ò d'alcuno del 
Configlio jfen'^a che fi metta in effecutione : 
Il Vefcouo di Vinciflre y per la religione y & 
per leuargli il fuo V ef conato y il quoterà 
molto ricco : Il Vefcouo di Duran > per che 
haueffe uoluto confcntire a una folleuatio*' 
ne é ma in effetto era per conto della religio- 
ne 



tì I S T B^I jt 

ne. II. detto Vefcouo di Vinceflre fece una, 
picchia orationealla I\eina , applicandola, 
per fé , & perglifopranominati : la quale 
fu contentijjìma , & abbracciandogli cara- 
mente diffe loro , non ejjer miftiero , che di- 
mandaffero perdono , non f apendo ejfa, che 
mai baueffer ojfefa la Corona , & che per 
quello, che alci toccaua,perdonaua loro, et 
concedeua ogni forte di libertà , fece dapoi 
gran Cancellieri il detto Vefcouo di Vince- 
flro , & Contedi Banfi il Cortine ^ i quali 
dapoi crebber in molta auttorità appreso 
la Bucina , & del popolo . rcflò in Torre fua 
Maefla in fin agli Vili, del me fé , nel 
qual giorno fi partì per acqua, &andò a 
Ricciamente fuo pcda%go , lontano da Lon 
drafei miglia ; lafciando diueì fi gentil Imo 
mini va Torre, per l'esamini de prigione , a 9 
quali fi attefc con molta diligenza . E in 
quefto me^o aXI II. del mefe, predicando 
in S.Taolo uno, afauor della buona religio- 
ne , co fa nuoua aW orecchie del popolo , gli 
fu tirato de faffi , &'un pugnale, & hcbbe 
gran fatica il >fc che in noftra lingua è co 
mefmdico della terra j a poterlo faluare, 

il 



L % I1{GUILTEZJ{<A. 50 

il che fece col far [dire in pulpito uri altro % 
che predico fecondo il coftume loro . ma 
que feditiofi poco dapoi furono pofti in 
prigione ,& caftigati infìeme con alcuni al 
triy che haueuano in San Bartolomeo ti- 
rati defajjì ad uno che uoleua dir mejfa . et 
quefti mouimenti caufarono , chea XX ufcì 
poi una proclama a nome ài fua Maefta di 
uoler uiuere in quella religione , nella quale 
per auanti era fempre uiuuta ; pregando 
ciafcuno a uolerla feguire , few^a ài ella 
haueffe per ciò a ufar forerà alcuna ; mes- 
tando pero fra tanto , che non fi poteffe pre-> 
dicare ne inpublico 3 ne inpriuato di tal re- 
ligione y & meno difputare . Venutofi fra. 
quefto tempo alla fine deWejfame del Duca 
di T^ottomberlano y a ' X F III . del mefe 
fuleuatodi Torre, & per acqua condotto 
infiemecol Contedi Varoic y fuo primoge- 
nito y et il Marchefe di J^oranton nella gran 
fala di Vafmefi re a giudicare > luogo > doue 
fi giudicano i mal fattori: nella qualfala 
per tribunal del giudicio fedeua la maggior 
parte di quelli del Configlio . doue condotto 
il i)uca alla sbara ,per fua efcufatìonc dif- 

fi* 



H I S ? T^I jt 

fé, che non era andato contra alla J\eina 3 
ne cofa alcuna haueua operato few^a ejpref 
fo ordine & fcrittura del Configlio 3 fì come 
in effetto era nero : la quale fcufa non l'ef- 
fendo ammeffa, confefsò e ffer peccatore y & 
meritar la morte : alla quale per fenten^a 
fu condannato , & paffata che fu la fen- 
ten^a , egli pregò il Confìglio , che uoleffe 
moderare la pena ,&il modo della morte ; 
ma [opra tutto hauer compajjìone a figliuo 
li y i quali haueuano errato 3 come giouani 3 
& ignorantemente 3 per ubidir lui ; facen 
do infiamma 3 che gli fojfe data una perfino, 
r eligio fa >et dotta 3 con la quale inanimi lafua 
morte poteffe if caricar e la fua confidenza : 
et che non foffegraue a quattro, o fei di lor 
Signori andarlo a uifìtare 3 acciò poteffe con 
ferire con effi alcune co fé importanti al re- 
gno . Fu dapoifìmilmente menato alla sbar 
va il Marchefe di TS(oranton ; il quale y oltre 
l hauer detto il medefìmo , che detto haueua 
il Duca 3 difse di più , eh 9 egli non fi era mai 
meffo ingouerno 3 & che fempre attefe alle 
caccie . et non effendofi ammefsa la fcufa, in 
poche parole confefsò meritar la morto 3 

piangendo 



piangendo dirottamente ;& co fi aneti effo 
fu condannato . Fu condotto dapoi il Con- 
tedi Varoic il quale coraggiof amente alle- 
gò in fua efeufatione l'ejfergiouaney & ba- 
tter mancato , come ubidiente a fuo pa- 
dre y fenig faper più oltre . nondimeno 
con tutte quefte fue ragioni fu parimente 
aneti egli alla morte condannato . nellaqual 
condannatone effo non replicò altro > fòla- 
mente pregò y che fusero pagati ifuoi debi- 
ti y e queftofece 3 perche è coflume d'Inghil- 
terra y che y quando uno incorre nel peccato 
di offender la Maejid la Corte occupa tutti 
ifuoi beni yfen^a pagar alcuna forte di de- 
biti y che habbia il condannato . Tutti quefti 
furono ricondotti in Torre 3 & il giorno fe- 
guente nella medefimafalafu condannato a 
morte il Signor ^Andrea Dudle y fratello 
del Duca y il Signor Gio. Gatt^y Capitano 
della guardia ; & il Signor jlri Gatt^yfuo 
fratello y & il Signor Thomas Talmier ; i 
quali yfen^a far fi molto interrogare 3 con- 
gedarono meritar la morte : & cofi furo- 
no rimandati in Torre. Dettero dapoi il 
termine della morte al Duca >&a XX. 

nella 



H I S T lil jt 

nella capella della Torre fu a una meffapu- 
hlica infieme col fratello , i due Gatt^ y & 
il Talmier : & doppo hauer udita detta. 
meffa,et con molta diuotione communicato- 
fi 3 ejfo domandò perdono , qua fi piangendo, 
a tutti quelli , ch'erano preferiti , chiaman- 
do la mifericordia di Dio , & ringratiando 
la diuinafua bontà delThauerlo illuminato 3 
€ tratto fuor dell' abufione > nella quale era 
uiuuto XVI. anni. & il medefmo fu fatto 
dagli altri fuoi,&a XXII . condotto il 
D uca y Gio. Gatt^ , e Thomas Talmier alla 
giujiitia y intorno alle I X . hore inan^ me~ 
1^0 giorno, trouandofi tutta Londra a quel 
fyettacolo, efsoDuca, montato fopra il pal- 
co preparato per decapitarlo ,parlò di que- 
fio modo con molta attcntione di ogniuno . 

Voi , buone genti , qua condotte a ueder- 
mi morire^- ancora che la mia morte fa odio- 
fa >& horribile alla carne ; nondimeno io ui 
prego a prendere in buona parte l'opere di 
Dio : percioche egli fa tutte le coje per lo 
meglio, et, quàto a me, io fon mifero peccato 
re, ho meritato morire , & giuftamente fon 
condannato alla morte ; benché quefto atto, 

che 



che dtlla mia morte è cagione > nonfia fla- 
to tutto mio j, come s'è creduto : ma d'altrui 
io uifui prouocato 3 & indotto, guardimi pe 
rò Iddio , ch'io uhabbia a nominar alcuno . 
Io per me perdono a tutti 3 & ancora prego 
Dio, che parimente a tutti perdoni, e s'io ha 
mffi offe/o alcuno di uoi qui prefenti,pr ego- 
iti a perdonarmi j e ne prego tutto il mondo 3 
e principalmente l' .Altezza della I{eina, la 
qual hograuementc ojfefa > e prego tutti ad 
efser teftimoni meco 3 che in perfetto amo- 
re >& carità con tutto il mondo diparto da 
quefta uita . e di gratia nelThora della mia 
morte uogliatemi aiutare con le uoflre ora- 
tioni . Vna co fa 3 buone genti 3 uoglio dirui y 
mofso principalmente a farlo per if carico 
della confcien^ mia > che ui guardiate da 
quefìi feditiofì predicatori , & ammaeflra- 
tori della nuoua dottrina : i quali -prete dono 
predicare la parola di Dio _> ma in effetto 
predicano le loro proprie fantafieihabbiate- 
ui cura come uoi entrate inftrane openioni 
e nuoua dottrina, la qual nonha fatto poco 
danno in quefto regno >&ha giuflamente 
prouocata fopra noi l'ira di Dio > come può 

ueder 



h i s r o j^i jt 

neder ageuolmente chi uuol ridurfi a me 
moria le molte piaghe , con le quali quefto 
regno è flato trafitto , dapoi che cifiamofe- 
p arati dalla catolica chiefa diChrifto-, & 
dalla dottrina , che fu recitata dagli *Apo- 
floli fanti, da martiri , et da tutti i fanti, & 
ufata per tutti i regni di Chriflianità doppo 
Cbrifìo;& io credo ueramente,che tutte 
le feiagure auuenute ne gli ultimi anni a- 
uanti & dapo la morte diHenrico,fono giù 
ftamente cadute fopra noi, perche cifiamo 
diuifi dal rimanente della Chriflianità : a 
paragone della quale fiamo noi una minima 
fauilla . Dhe confiderete di gratia , Tslon 
habbiamo hauuto noi guerre , fame , pefti- 
len'^a > la morte de' noftri B^e, ribellione, fe- 
ditane tra noi medefimi, et congiure ? 7s[on 
habbiamo hauuto diuerfe , et peflifere opi- 
nioni , nate fra noi in quefto regno dapoi che 
habbiamo abbandonato l'unione della ca- 
tolica chiefa , & che altri peggior malipof- 
fono efsere, i quali nò habbiamo fentiti? et fé 
ciò non può muouerui, riguardate fopra la, 
Germania, et uederete 3 che, dapoi ch'ella en 
' trò in opinione contraria alla catolica chie- 
fa, 



D 'IT^GHILTEBJ^^. 55 

fa 3 e per continoue difcor danze y nate tra 
loro y è quafi condotta ad eftrema mina • 
Voi dunque y accioche umfimile , et molto 
maggior mina [opra noi non caggia y per 
troppo prouocar lagiufta uendetta di Dio ; 
kuate uia per tempo qucfte contentini ; ne 
ui riputiate a biafimo , uergogna > l'unir- 
ui con gli altri regni di Chrijtianitd : & co- 
fi ui ridurrete di nuouoad efscr membri di 
Clmfto , non potendo efser capo d'un dif- 
forme j> &• monftruofo corpo . Confiderai 
iuoftri articoli della fede, non bauete uoi 
quefle parole? Io credo nello fpirito fanto , 
nella fanta catolica Chiefa > nella commu- 
mone de fanti y con l'uniuer fai numero de 
popoli fedeli , facendo mentione deChri- 
fiianì y che fono dijperfì per tutto l'uniuerfo 
mondo y del qual numero io credo d'ejfer u- 
no. Io potrei addumi molte più cofe a que- 
ftopropofito : ma bajìerauui queflofolo . & 
qui io ui accerto , buone genti y che y quan- 
to bora ui bo parlato > è giuftamente ufeito 
dal profondo del cor mio >&da me proprio 
l'ho detto , non effendone riebieflo , ne mojfo 
da alcuna per fona y neper alcuna adulano- 

E ne> 



H I S T B^I <J 

ne, ojperan^a di uita, & prendo per teflimo 
nio Monfignor di Vincefxre, mio antico ami 
co y & spiritual padre, che mi trono in que- 
fla mente , et opinione , quando uenne a me. 
ma ho dichiarato quefto /blamente [opra la 
mia propria intentione & affettione 3 per 
incarico della mia confeien^a > &pcr lo ^e- 
lo>& amore > ch'io porto al mio naturai 
paefe. Io potrei recitami molto più per ef- 
perien^a y che ho , di quanto male, che è ac- 
caduto a queflo regno per tali occasioni : ma 
noi conofeete > che un altra co fa mi re fla a 
fare > alla quale bifogna apparecchiarmi . 
per cloche il tempo fé neua .& bora prego 
l'iAltejga della I{eina a perdonarmi le mie 
ojfefe còtrofua Maeftà.della qual cofa io [lo 
con ficura jperan^a . percioche ha già ftefa 
lafua bontà j e clemenza tanto auantifopra 
ài me j che 3 doue ella mi potè uà fen^ giu- 
dicio y ofenja uolerepiu oltre cono feere, far 
morire uilijjìmamente, e crudelmente: per- 
cioche io preji et mojji tarme contrafua ^il 
tei^a: nondimeno fua Mae fi à mifericor- 
diofa 3 & piena di bontà 3 fi è contentata 3 
che io fa fiato condotto algiudicio* & che le 

caufe 



D'IT^GHI LTEli^. 54 

caufe miefìano determinate per le leggi , le 
quali mi hanno giuftamente condannato . 
£ maggiore fi è [coperta la pietà di [uà Mae 
fid nella maniera della mia morte . onde ui 
prego cordialmente tutti a pregar Dio > che 
gli piaccia lungaméte mantener [uà Maefld 
nel regno in honore , e felicita > e [alute uo- 
ftra . Il popolo a queflo rifiofè, .Amen . Tot 
che co fi hebbe parlato , s'inginocchio, dicen- 
do a quelli, che gli erano attorno : Io\ui pre- 
go tutti a tener per certo , ch'io moro nella 
mia uera>& catolkafede. &allhora difje i 
[almi 5 il Miferere , il De profundis, & Va 
ter nofler latino ,& fei de primi uerfi del 
falmo y In te Domine fperaui y facendo fine 
con quel uerfo ,In manus tuas Domine com 
mendofyiritum meum . et quando hebbe fi- 
nito le [uè orationi y lo effecutorgli dimandò 
perdono, alqual rifpofc , io ti perdono: & 
chinando[iuer[o il ceppo dijfe , ho meritato 
mille morti: et facendo una croce [opra lapa 
glia 3 la baciò : & pofto il capo [otto il cep- 
po , mori . 

Tutto quello , che diffe il Duca ,[u dapoi 

in [ofìan^a replicato & dal Gatt^, & dal 

Et Talmier* 



H I S T B^I ^f 
Talmier , a quali l'uno doppo £ altro fimiU 
mente fu tagliato il capo, il che generalmen 
te a tutto il popolo diede grande fiauento ; 
ma molto più fi Smarrirono per ìoratione, 
che fece il Duca , potendo fi perjuadere ogni 
altra cofa di lui, che quefla; come quello 
che. era flato Caponi cagione di molti mali, 
intorno alla religione . 1 1 re fio de prigioni 
altri furono liberati > & altri ritenuti in 
Torre; & benché fusero condannati , non 
però uolle la B^eina piena di bontà ,&di 
p ietà , che fi facete altra ejfecutione per al- 
lora; come ragioneuolmente baueua potu- 
to , &fi doueua; an^i alcuni di quelli, a 
quali perdono , non folamente lafcia fenica 
ale un danno nella robba, ma diede loro uf- 
fici , &honori, tenendoli apprejfo la per- 
fona fica per molto fedeli, uincendo con que* 
fti modi il mal animo loro , con la gratitudi- 
ne de benefici, & hauendo più caro effer 
amata per lafua mifericordia y che odiata 
per la giuflitia . tra tanto (ì.prfparaua la 
coronazione, & ejfendofua Maeflà ritorna-* 
ta daB^cciamonte, etpoftafì in Torre, fece 
l'ejfequie del I{e ;facendofi parimente dette 

ejfequie 



D'IOGHI LTE^^f. 55 

effequie in Vafmeflre , alla proteftante : <& 
dapoi trouandofi preparata ,& in ordine la 
coronatane , a' XXX. di Settembre , fua 
Maefld fi partì di Torre, tre bare doppo 
dijìnare ,per andar al fuo palazgp di Vaf- 
meflre, per ejferpoi lafeguente Piattina in- 
coronata: & fu accompagnata da più di 
cinquecento camalli, fra Signori, gentilhuo- 
mini, et jlmbafciatori, tutti honoratiffima- 
inente ueftiti ; a quali feguirono due uefliti 
in habito ducale ^quafi rappresentanti lapre 
tenfione, che ha quefla Corona [opra la Di*> 
tea di Guascogna , & di TS^ormandia . Se- 
guiua poi una lettica coperta dal balda - 
chino d'oro, la qual lettica era portata da 
due muli coperti parimente fioro ,fopra la 
qual fedeua eminente fua Maefld , ueflita 
d'un manto d'argento con un guarnimento 
in tefla di gioie . doppo fua Maefld feguiua 
il Signor Odoardo ^ifling,grande Scudiero, 
ueflito d' oro ; al qual feguiuano due chinet 
learde coperte d'oro . apprejjò u'era una car 
retta coperta ricchi ' ((imamente , tirata da 
quattro caualli leardi , guarniti infieme con 
quella d'argento ;fopra U quale erano Ma- 
£ 3 dama 



H I s r T^I Jt 

dama 'Elisabetta fonila di fua Maeflà j & 
Madama di Clcues >già moglie d Henrico ; 
Vili, et da effo repudiata; ueftite ambedue 
d'argento , con ueftialla Fran%efc . Segui- 
vano dapoi due altre carrette y coperte di 
broccato & di uelluto cr eme fino y tirate o- 
gni una et effe da quattro caualli leardi , co- 
perti di broccato & di uelluto creme fino 3 fo 
pra le quali erano otto Trencipeffe . Succe- 
deuano dapoi intorno [et tanta > tra Signore 3 
& gentildonne a cauallo 3 con le coperte di 
uelluto cremefino, & effe uefìite del mede fi- 
mo uelluto y in habito alla Frange, confo- 
dra 3 & fottouefti d'argento > & doro. *Ap- 
pr effo alla lettica difua Maeflà erano quat- 
tro Trcncipejfe principali j cioè la Ducheffa 
di TS[orfolch , la Marchefa di Efeftcr > la 
Marchefa di Vincefire, & la Conteff a d^L- 
rondello : le quali non s'allargarono mai da 
detta lettica . Seguiuano finalmente XII. 
paggi yfopr a belli ffimi cor fieri ,uefliti d'o- 
ro, & d argento ; &fimilmente ifuoi canal 
li . Dall'una > & dall'altra parte di detta 
compagnia andaua la guardia di fua Mae- 
ftd fi de gentilhuomini dell' a7ga\ come de 

g li 



gli arcieri ; et erano intorno trecento . Issi- 
le flrade fi trouarono pia archi >ma però due 
uè ne furono di confideratione ; uno de Gc- 
nouefi y l'altro di Fiorentini . in quello di 
Genouefifi leggeuano quefte infcrittioni. 

Mance B^eginti ìnclytti 3 conflariti y piti 3 
coronam Britannici imperij , & palmam 
uirtutis accipìenù Gemenfesypublicafalu- 
te Ititantes > culturn optatum tribuunt . 
Et nell'altra parte del detto arco fi leggeua: 
Virtus fuperauit > Iujlitia dommatur 3 
Veritas triumphat > Tietas coronatur , Sa 
lus reipublicti reftituitur . 
In quello de Fiorentini fi uedeuano quat- 
tro ftatue , le due prime la Virtù, & la Fa- 
ma y alle quali alludeuano ifeguenti uerfi : 

Virtutes fama reginam ad fiderà tollunt. 
Mariti Eritannor uva reginti uiElriciy piti 5 
<Auguftti y Fiorentini gloriti infignìa ere* 

xerunt . 
Dapoifotto Immagine della \eina trion- 
fante era ferino > Sa lus puhlica : 
Sotto Immagine diTallade, 1 rilutta uirtusi: 
Sotto thifìoria di Thomiris , L ibertatis 
nitrici: Sotto Giudit , Tatria liberatrici 
£ 4 co 



U I S T \I ^ 
co feguenti uerfi y i quali erano ferini in un 
fanno d' argento. 

Magnanima per te quòd pax fit parta 
Britannis y 

Exilio ac redeant inflitta y & pietas ; 
Et uirgoprafles y quod tur effecerit ullus y 

Vir y fummù quifit ueSiusad imperiami 
Dum recipit uirtus auguflam nere corona -, 

Et reddunt omnes publica nota Dea ; 
Lata tibi talem tribuit Florentia cultum : . 

Qui tamen arcano peUore maior ine fi . 
La mattina feguét e y che fu la Domenica,et 
il primo giorno d * Ottobre y fua Maefld andò 
alla chiefa di Vafmeflre y nella qualfi haue- 
uaafar la coronazione ; & auanti di fm 
Maefld cammauano tutti i gentiluomini 
della fua cafa y uefiiti parte di fcar latto > 
parte di rafo y et parte di nei luto crcmejìno 3 
fecondo i gradi delle lor dignità . Doppo an- 
àxuano i Milordi, ed manti difcarlatto y f - 
arati di armelini ; & doppo quelli fegui- 
uano i Conti y i Marchefì y &i D uchi y por- 
tando in mano la corona y il mondo y & duo 
feettri y tre fyade y gU j}roni y & altre cofe 
appartenenti alla cerimonia, ciafeuno fe- 
condo 



D'IT^GHILTEBJ^^f. 57 

tondo il grado , & priuilegiofuo . Seguitici 
poifua Maeftd > ueftita di un manto di uel- 
luto creme fino > con lungbijjìma coda , por- 
tata dalfuo Cìamberlanoj & dalla Duchef- 
Ja di 7\[or folcb > appoggiando le braccia 3 
il deflro [opra il Vefcouo di Duran 3 ilfmi- 
ftro di Serosbari . feguiuano poi Madama 
Elifabetta y Madama di Cleues , & tutte 
ì altre Trencipeffe y ueftite con manti , & 
fottouefli di uelluto cremefmo , fodrate 
darmelini , con lunghiffime code y con le 
corone d'oro in tefta y conuenienti al gra- 
do di ciafcuna . Erano mede/imamente ue- 
ftiti i Trencìpi con corone intorno le lor be- 
rettc Ducali sfoderate darmelini Je quali 
però in chiefa portauano in mano. Doppo 
ledette Trencipej] e feguiuano le mogli de* 
Conti y ueftite di manto difcarlatto 5 fodrate 
di armehniy & fimilmente le lor fottoue- 
fti . Doppo ne ueniuano le Dame di fuct 
Maeftd in molto numero > ueftite difcarlat- 
to y con queff ordine : Giunfefua Maeftd al- 
la Chiefa y emendo coperta tutta la terra 3 do 
uepaffaua y di panni a^urri ; iquali poi re- 
carono al popolo : & il Vefcouo di Vmce- 

ftre, 



h i s r o iii j: 

ftre , il qual baueua a far le cerimonie del- 
la coromtione, infieme con dìece altri Vefco 
ui,& altri preti, hauendola leuata della, 
[ala di Vafmeftre, l'accopagnarono fiotto un 
baldachino infino alla che fa ; et la condujje 
rofopra un eminente palco , fatto di rìncon 
tro all' aitar grande ,fiopra del quale erapo- 
fio di fede regale , molto eminente . Doue 
giunta fua Maeftd , fu da ciafeuna delle 
quattro parti del palco dal Vefcouo di Vin- 
ccflre moflrata al popolo , dicendo loro 3 
che quella era la uera I[eina: & dimandan- 
do fé per tale l'accettavano ,& emendo da 
ogni parte, fi ,rifiofto, fua Maeftd andò al- 
l'altare : doue fatta l'oratione , fu pofta d 
federe per udire la predica . la quale fu det- 
ta da un vefcouo in materia della ubidien- 
ti che fi deepreflare alli I{e . la qual fini- 
ta , fua Maeftd fece il giuramento . e dop- 
po chinata innanzi l'altare , furono cantate 
le letanie . le quali fornite, fi ritirò in un luo 
gofecreto : doue trattofi il manto, & rima- 
fa in unafottouefte di uelluto paonazzo, ufcì 
ejfendofi prima benedette tutte le uefti , che 
ella haueua da portare .et giùta ali 'altare, di 

nuouo 



D'iViGHILTEIlll^. S 8 

nuouofi diflefe proflrata in terra, et que'pre 
lati co molte belle cerimonie la benedirono : 
epofla a feder auanti l'altare , fu da detto 
Vefcouo unta nelle (palle, nel petto, nella, 
fronte , e nelle tempie , & dapoi uè flit a di uè 
fte di taffetà bianco , e di manto di ueìluto 
morello , fodrata di armclini , fenica balla- 
to : & co fi di nuouopoflafi a federe le furo- 
no prefentate tutte l'infegne dette di (opra , 
che portauano iTrencipim mano; & final 
mente fu coronata di tre corone : & reftan- 
do con l'ultima in capo , fi partì dall'altare* 
cantandofi il te Deum > & fu pò fa a fede- . 
re fopra la fed ia , che era fopra il palco : et 
dllhora perii Vefcouo diVinceflre fupubli 
cato il perdon generale ; il qual Vefcouo an- 
dò dapoia dar ubidien^a a faa Mae fai e 
doppo lui il Duca di J^orfclch in nome di tut 
ti i Duchi ;bafciando la fini 'fra guancia di 
fua Maefld. (imìlmente fece poi il Marchejb 
di Vinceftrcperli Mar chef, & il Conte di 
jlrondelper tutti i Conti, cjfendo però ba- 
filata da tutti particolarmente . doppo fe- 
cero anco il medefimo i Milordi . Et finita la 
cerimonia , il Vefcouo di Vincejlre cantò la 

mefsa; 



meffa ; alla qualfua Mae ftd flette fempre in 
ginocchiata, tenendo nelle mani duofcettri* 
uno di 1\e, et l'altro con la colomba in cima, 
ufato di darfi allenine . Fornita la meffa 3 
fiia Maeflà di nuouofi ritiro nella detta ca- 
mera fecreta ; & dapoi ufcita con un man- 
to di uelluto morello , col bauaro fodrato 
darmelini , portando nella deflra mano lo 
fcettro reale , & nella fmiftra il mondo ; & 
appoggiata fi al Vefcouo di Duran ,& al 
Conte di Serosbari, col medefimo ordine È 
con che uenne , fi partì , hauendo feco di più 
gli lAmbafciatoriy i quali erano flati a queU. 
It cerimonie , fopra due palchi, fatti a tal. 
effetto, & inqueflo modo ella ritornò alla 
gran fola di Vefmeflre ; doue erano prepa- 
rate le tauole per definare . ben che fuffero 
cinquehore doppo me^o giorno". In quefla 
fala erano due Signoria cauallo, il Conte 
dtArloi, &il DucadiTslorfolch; il primo 
per quel giorno gran Conte flabile , il fecon- 
do gran Marifcial; a quali era dato la cura 
fecondo l ordinario della guardia della fala . 
doppo alquanto di fpatio , fua Maeflà fi po- 
featauola nel mc^p., fittomi baldachino, 



Xir da una parte federano , ma molto difco- 
fte , Madama Elifabetta, & Madama di 
Cleues, & dall'altra parte il Vefcouo di Fin 
<efire ,gran Cancelliero . Et continouando il 
banchetto , con umande regali per tutte le 
lauolc, di che nera piena la fola, un gentil' - 
buomoa cauallo, riccamente adobbato , et 
armato con la lancia in mano, nominato 
Demor , la cafa del quale haperpriuilegio 3 
in tal occafione far.quefto ufficio, & per 
bocca d'araldo fece proclamare, eh* egli co- 
nafceua quella per uera F{eina d'Inghilter- 
ra ;&che fé fuffe alcuno , eh* ofaffe dire il 
contrario , ci? egli con l'arme s'offeriuadi 
mantenerlo y - &gittò il guanto della batta- 
glia, & quiui fermatofiper alquanto diffa 
tio , andò girando la fala , intorno intorno ; 
& ritornato nel mede fimo luogo, facendo 
fembiante d y affrettare , ? alcuno gli contrae 
diceka , et non comparendo alcuno fece riue 
ren^a a fua Maeflà , moflrando di rallegrar 
fi feco . La qual,prefa una coppa doro, pie- 
na di uino , egli fece brindefe ; & gliela man 
dò a donare ; la qual egli partendofi portò 
in mano y in luogo di lancia • Toco dapoi ef- 

fendo 



n i s t o in ^ 

fendo finito il mangiare , fua Maeftà fece 
chiamar a fé gli ambafeiatori y & con beni- 
gniffime parole ragionando con tutti j et rin 
grattandoli del difagio patito , diede loro h- 
cenila ; & leuatajì da tauola 3 fi ritirò • 
Fatta la coronatone s intimò un parlamen- 
to 3 per dar ordine aìlecofe di quel regno y il 
quale per la mutatione del gouerno haue- 
uabifogno di mutar cofiume 3 fi come fece 3 
pacando in quel parlamento molte leggi con 
trarie a quelle y che prima erano fiate fatte 
in uiia del I{e Henrico 3 & parimente in ul- 
ta di Odoardo : delle quali una conferma - 
uà 3 il matrimonio della madre della Reina 9 
fatto col Re Henrico y ejfer legitimo, an- 
nullando tutte l* altre fatte per lo contrario : 
con che fi uennea dichiarare la Eterna leghi 
ma>& uerafucceditrice in quel regno : e per 
tonfegueni^a dichiararono tutte V altre dòne 
d Henrico concubine 3 & non mogli ; & fi* 
milmente i figliuoli nati d % efife bafiar- 
ài . Vri altra leuaua tutte le leggi fatte nel 
tempo di Odoardo intorno le co/è della re- 
ligione j cioè il matrimonio de preti 3 & ce- 
rimonie della Chiefa ; ordinando che i preti , 

che 



VIRGHI LrE$^*A. 40 

che haueuano moglie , non uolendo lafciar- 
la, etpentirfi, non potè jfero ammimftrare il 
culto diuino , ne godere alcuna entrata del- 
la Chiefa ; ma fé lafciauano le mogli , con 
qualche dimoftratione di pentimento , in po- 
co tempo far ebbono rimejjì , con qualche aia 
to al uiuer loro : et che quelli , a quali fujfe 
morta la moglie, fatta la penitela del pecca 
tOyfujjero rime ffi a celebrare, fen^ tener lo 
ro alcuna fua entrata, douepoifi uidde,che a 
molti Vefcoui furono leuate l'entrate, & i 
Vefcouati , ch'erano infino al numero di die- 
ce, furono pofie inperfone di buono efempio 3 
et di buona uita ; reftituendone alcuni a pre- 
lati , che prima n'erano flati priuati da Hen 
rico . Fecero ancora una legge, cheleuaua 
quella dura ordinatione, che, qualunque par 
laua della riformatone della Chiefa, ouer 
contra il J^e , progrejji fuoi , cadetta nel 
peccato deWoffcfa Macfìd.la qual ordinano 
ne toccauajpecialmente a huomini di chiefa : 
perche non era loro còcefìo predicare, dijftu 
tare di molte cofe,che hora è in libertà d'ogni 
uno . nel qual parlamento la I{eina fileuò 
anch' ejfa il titolo di fopremo capo della Cine 

fi 



H 1 S T 1^1 ^ 

fa j tutto che molti fusero di contrario pa- 
rere . Furono parimente nel detto parla- 
mento re ftituite alcune cafe de nobili nel fan 
gue antico j come queUa di Cortine , Duca di 
'JS^orfolch, & di Monfignor ll\u\irifsn?olo : 
che altro non uuol dire appreso loro 3 che pò 
fere her editar e. per ciò che 3 chi è macchiato 
di tradimento, discendendogli qualfi uoglia, 
o piccola y o grande heredità, non la può godè 
re , an^ fé la gode il l\e 3 infìn tanto > che 
allafua cafafia reftituito ilfangue.&già in 
tutte quefte cafe uera rimafia la macchia ■> 
benché più prefio per altrui maluagità > che 
per colpa loro . tra tanto fi comincio a parla 
re di accafamento perfua Mae fià, atte fo che 
effendo ella di ynatura età 3 ne* 40 . caini, in 
circa,pareua alla maggior parte 3 che non do 
ueffe molto tardare , per hauer alcuna pro- 
le: nella qual co fa corrcuan molti pareri: 
pero hifognaua , che fuffe opera di Dio , il 
pervaderla , che per falute di quel regno fi 
ucleffe 'maritare offendo ella da ciò lontana > 
et moftrando di curarfene affai poco. ^Alcu- 
ni difegnauano nella per fona del Trencipe di 
Spagna, altri nel Cardinal Toh filtri in Cor 

tini 



D 9 IT{GHILTE\^' 41 

ti ne , & molti fecondo illor burnire. Oueìh> 
che fauoriuano la parte del Trencipe y fi muo 
nettano con quefle ragioni; ch'effondo molto 
inquieto quel regno > & diuifo , era necc fa- 
rio baviere un I\e cofi potente 3 che baueffe et 
for%e £ acchetarlo ,& chepoteffe affiatarlo 
£ ogni prattica , chel I{c di Franca haueffe 
tentato percotal diuifione ; il qual I{e ejfen 
do tanto uicino > & effendop impatronito 
della Scotia facilmente trottando quefìa dif- 
unione y & non uejfendo contrailo 3 col iépo 
hauer ebbe potuto difegnar e d! occupar quel 
regno , oltre che ili modo religiofo del uiuere 
della B^ema non ricercaua d 'hauer altro 3 che 
foreftiero . filtri diuerfamente parhiuam 
di Monfignor Volo 3 & diccuano > che con- 
correndo in lui la nobiltà > effendo di pingue 
regale 3 & difeendendo di una forella dHen 
rìco V 111 Aa buona religione y eia bontà 
della ulta pia y ci) era efempio a tutta la 
Chrijlianità > coni 1 ejfer di quel regno 3 non 
ne poteuauo fperare y fe non carità, opere 
buone > & buongonerno 3 & che facilmen- 
te con tauttorita pia era benijjlmo aito a 
difender quel regno > dalle for%e F ran^efi > 

I Pen\d 



H I S T It I o£ 

[cn^a chiamar arme foreftiere . Molti di- 
uerj amento parlauano di Cortine* dicendo , 
eh 9 egli era de i loro y nato di [angue regale 3 
e dijcefo anch' ejfo di una fonila della madre 
d'Hérico della I{o[a bianca* che uiueuafeco 
do la lor religione proteflantc : col qual [og- 
getto non potrebbono ejfer mejfi in [erutta 
del Tapa ; effendo egli nutrito nella nuoua 
religione: &per lo [angue moftrauano la 
nobiltà [uà y & cornerà atto per l'auttoritd 
acon[eruarilregno:& che jimilmente e[- 
[endo de i loro, & cono[cendo meglio gli hu-* 
mori del[uo natio pae[e * che gli ftranierij 
meglio ancora haurebbe [aputo gouernargh 
& acchetare ,rimouendo ogni [orte di di- 
uifione; oltre che ueniuano a kuare quefla 
occafione di condurre gente ftraniera a dar 
coftumi a quel regno, & porli in perpe- 
tua [eruità, fi come horajì trouaua tutta 
quella parte d'Italia dominata da Spa- 
gnuoli : & che fi manteneuano con ciucila 
franchigia, con laqualefono uiuutifi lunga- 
mente .1? e ò le pr attiche per lo Trencipefìi 
rono cojiftrctte ,ele ragioni in quel [ogget- 
to 'cofi elùdenti , che in poco tempo [i cornine 

cìq 



D* IVJ) H I LT EBJt*A . 4i 

ciò a conofcere , come la B^eina più a fauor 
del Trencipe, che di qualuque altro, pédeua: 
onde in molti fi uide malafatisfattione ,e la 
moflrarono dapoi. per cloche emendo già la 
cofa del Trencipe conchiufa, et publicata, et 
di già paffati i capitoli, iqualifono quefti . 

La prima cofa , fu conuenuto , che tra 
il SereniJJìmo Trencipe di Spagna, et la Se- 
reniffima Beina d'Inghilterra fi contraheffe 
puro , & legitimo matrimonio per parola 
de prefenti , ilqual fi doueffe con ogni pre- 
fteiga commodamente confumare: et che 
in uirtu di detto matrimonio contratto , & 
confumato , il Trencipe godeffe il titolo, ho- 
nore , & Fregio nome di tutti i regni, & do- 
mini di detta Sereniffìma B^eina , & aiu- 
tale quella , mentre che duraua detto ma- 
trimonio, nelgouerno, & amminifiratwne 
deffi , refiando però falue , & ferme le ra- 
gioni, i priuilegi, & i co fiumi di detti regni, 
et domini : & che fpecialmente il Trencipe 
lafciaffe libera alla Berna la dijpofitione di 
tutti i benefici, & offici di detti regni , e 
domini, i quali shauejfero da conferire ne' 
naturali di ejfi regni. 

F z tAppreffo * 



H I S T B^I ^i 

*Appreffo ,fu conuenuto 3 che in uirtù di 
detto matrimonio la B^eina doueffe effer ri- 
mejfa in compagnia di tutti i regni 3 & do- 
mini delTrencipe cofi predenti , come futu- 
ri > durante detto matrimonio, et in cafo 
che la ]\eina Jòprauiuejfe al Trcncipe , le fi 
affé gnaffe per fuo piatto fé ff anta mila li- 
bre ogni anno > fopra tutti i regni> terre , & 
domini^ patrimoniali delTlmperadore fuo 
padre j per tutto il tempo j ch'ella muerd, di- 
Jiribuiti nella forma > che fegue > cioè che le 
fi ajfegnajfero fopra i regnidi Spagna y & 
di ^Aragona quaranta mila libre ,& uen- 
timila fopra i Ducati , & domimi di Bra- 
bantia,dì Fiandra 3 di OUanda > d Enao > 
& d altre terre patrimoniali dell' Impe- 
radore nella Germania inferiore , nel mo- 
do , che la medefima fomma altre uolte fu 
confegnata a Madama Margherita dln- 
ghilterra, che fu lafciata uedoua dal Duca 
Carlo di Borgogna. 

Et che per i fanfare le controuerfie > che 
potrebbono nafcereperla fuccejjìone tra fi- 
gliuoli y che fi {pera nafceranno di tal ma- 
trimonio >f off e ordinato nel modofoffeguen- 

te, 



D'I7{GHILTEZJi^£. 45 

te y prima 3 che quanto appartiene alla he- 
redttà materna , i figliuoli 3 che nasceranno 
ài queflo matrimonio gabbiano da Succe- 
dere fecondo le leggi y fiatati , & co fiumi del 
regno d'I nghilterra , & altri regni 3 & do- 
minij 3 che da quello dipendono . ma quanto 
a beni , che ha da lanciare il Trencipe ,fi ri- 
feruerà prima a Don Carlo Jnf ante di Spa- 
gna yfuo primogenito > e fuoi figliuoli y e di- 
fendenti co fi mafchi y come [emine tutte le 
ragioni , che al Trencipe appartengono y 
apparterranno nclVauenire fi per la morte 
della Reina ,fua aua , come per quella del- 
l' inuittijfimo Carlo fino padre y regni di Spa 
gna > & dell* una , & l'altra Sicilia y il Du- 
cato di Milano y & altre terre y e domintj 
d'Italia fiotto qualfi uoglia titolo y che fi do- 
manda y conpefo pero delle predette qua- 
ranta mila libre dipiatto > nel modo fopra^ 
detto . 

E più y che in cafo y chtl detto Don Car- 
lo Infante y ouer i difcendentifuoi mancajje- 
ro y in tal cafo il primogenito y che nafceri 
di queflo matrimonio y farà forrogatofecódo 
la natura > leggi > et co fiumi della fuccejfio- 
F 3 m 



H I S T \/ W 

ne di effi regni & domini * 

Che il detto primogenito fuccederà fari- 
mente in tutti i Ducati , contati , domini, et 
terre patrimoniali , che appartengono a 
Carlo Imperatore tanto in Borgogna guan- 
to neWiAlemagna baffa , & in qual Ji uo- 
glia delle altre dipendente . 

Che fé remeranno doppo Don Carlo In* 
fante , <& fuoi fucctffori figliuoli di qucfto 
matrimonio , mafchi , o f emine che fiano, in 
talcafo Don Carlo , & fuoi difendenti re- 
meranno efclujì delle dette terre , e domini 
della <Alemagna baffa , & della Borgogna; 
le quali con ogni lor ragioni peruerranno al 
primogenito ; che nafcerà del preferite ma- 
trimonio; confegnando a gli altri mafchi con 
uenient e poriwne ,&■ alle f emine dote con- 
ueniente ne regni d'Inghilterra , & domi- 
ni predetti della ^Alemagna baffa , & della 
Borgogna: dichiarando che effo primoge- 
nito, ofuoi difendenti nonpoffano preten- 
der cojà alcuna ne regni della Spagna , o 
d altri domini del detto Don Carlo Infan- 
te; rìferuatopero quello, che gli fuffe lafàa,- 
toper teflamento dell' auo , o del padre . 

Che 



D'IOGHI LTEBJ^A. 44. 

Che [e occorrere , che di quefto matrn 
monio non nafcejfc mafchio alcuno , ma fo- 
lamente [emine y in qucfto cafo la prima- 
genita debba fucccdere con tutte le ragio- 
ni ne domini della ^Alemagm bajptyfempre 
ch'ella prenda marito natiuo d'Inghilterra, 
di detta ^ilemagna : & che fa con con- 
feritimene y & con configlio di Don Carlo 
Infante fuo fratello : altrimenti y quaco eìlt , 
fpreigato il configlio del fratello, fi mari- 
tale in altra perfona 3 che de predetti luo~ 
ghi y in tal cafo ejfafapriuata della facce f- 
fione de detti domini della <Alemagna baffa 
& della Borgogna ,&aDon Carlo Infanz- 
ie ,0 a fuoi difendenti re fino falue & in- 
tere le ragioni di cotalfucceffione y non man- 
cando però di dare lei , quanto all' altre fi- 
gliuole y che r ef eranno di detto matrimo- 
nio y dote conueniente 3 fecondo l'ufo 3 & co- 
fumé di detti regni y & domini; intenderla 
dof yf non uifujfero figliuoli mafchì * 

Che fé per cafo mancale il detto Don 

Carlo y e tutti i fuoi difendenti y & chepari*- 

mcntedi queflo matrimonio alcun figlimi 

mafchio non nafcejfe , non [blamente femi~ 

F 4 ne, 



n i s r o \i ^c 

ne 3 in tal cafo che la primogenita debbia 
[accedere non folarnente ne' domini della 
^Ale-magna buffa , & della Borgogna , ma 
ne regni della Spagna anebora, dell' 'Ingbil 
terra , & d altri conforme alle leggi > & 
ordini loro . 

Si ordina ancora ,&e(pre(famentef di- 

! chiara , che in qualfi voglia cafo difucceffìo- 

r > ne ciaf: imo , che hauerd da j accedere, debba 

conferuare adogai \eina terre 3 & domi- 

\ nio , et leggi , & ordirà loro , & porre al 

^ - gouerno perfone naturali di que regni . 

ultimamente , che tra il detto Impera- 
^ tore , il Trencipe , & fuoi difendenti infe- 
V me co regni , domini , & terre loro , & tra 
i regni> & domini delia detta Reina> debbia 
ejfereper Ì auuenire intera , & (incera fra- 
ternità, unione, et confderatione, che a Dio 
piacendo 3 habbia a durare perpetuamente 3 
con aiutarli l'uri l'altro in qualunque coft 
occorrerà ,per conferuatione , et augmento 
degli fati , de regni , & de' domini loro ; 
& che fpecidmentcfèguiti l'accordo fatto a 
Veftmfre, l'anno 1 5 \z . & il trattato fat- 
to in Ftrecb,a 1 6. di Gennaio 1 5 46 . Fatte 

quefte 



quefle capitolationi,paru€ ancora alla Rei- 
na y & al Configlio d'Inghilterra , che fi ' fa- 
ce ffe mentione di tutto quello, a che uoleua- 
no ubligare la per fona del Trencipe per fi- 
disfattone di quel regno : &fu dichiarato 
di quefta maniera , con condizione però 3 
eh' effo innalzila confumatione del matri- 
monio y doueffe con giuraméto confermarlo. 

Che il Trencipe nonpoteffe ammettere 
neWamminiftratione di alcuna forte di offi- 
cio, o beneficio del regno d'Inghilterra, e 
domini ad effo pertinenti neffuno foreflie- 
ro , ma /blamente perfine nate fitto il domi 
nio della Reina . 

Che, detto Trencipe debbia accettare, in 
tutti gli offici della cafa fua , numero con- 
uencuole de nobili , & uaffalli del regno 
d'Inghilterra, & quelli trattar bene ,&' 
fauorirgli , non comportando , che d'alcun* 
altro ftraniero di fua cafafano moleftati ne 
ejji , ne i uaffalli del regno d'Inghilterra: & 
fé i detti firanieri preteriranno ,fiano cafli- 
gati y & facciati fuori della fua corte , & 
del regno . 

Cbe'l Trencipe non leuerd del regno din 

ghilterra 



-h / s r o ili jt 

ghilterra la \eina,faluofe da lei no nefuffe 
pregato : ne meno condurrà fuori i figliuoli, 
che nzfceranno di quefto matrimonio ; ma 
lafcierà , chetano nodriti , & allenati den- 
tro il regno , con la Jperan^ della futura 
fuccejjìone : riferuato però , che poffa farlo 
occorrendo il cafo della neceffità ,ouer una. 
opportunità ,che lo ricercale >• & ciò facen- 
dofi col consentimento dlngleji . 

Che in cafo , che la Heina mancaffe fen^a 
lafciaredi fc figliuolo alcuno , il Trencipe 
non habhia ragione alcuna in detto regno , 
& domini dipendenti : ma debba lafdare la 
fuccejjìone Sffx a chi debitamente fi afpetta 
fecondo gli ordini , & leggi di effo regno . 

Chel Trencipe non rinuouerà co fa alcu- 
na ne gli fiati publici , ouer priuati > ne an- 
co nelle leggi , & ordini del regno, & domi- 
ni dipendenti da effo , ma confermerà , & 
conferuerà a ciafcuno flato lefue leggi, & 
priuilegi . 

. Et più, che'l detto Trencipe non poffa 
portare , ofar traffortare fuor del regno 
d Inghilterra le gioie , & altre cofe preci fi- 
fe appartenenti al te foro di effo regno, ne 

meno 



meno alienare co fa , che parimente appar- 
tenga a detto regno d! Inghilterra , ne tam- 
poco lanciar , chefiano ufurpate da Juoif ad- 
diti ,oda altri, an^ operare che qualji uo~ 
glia luogo del regno, & ifyecialmente le 
fortezze , jìano diligentemente guardate 
per ufo> & utilità del regno , & de fuoi na- 
turali: ne ancora debba permetter e y che Cia- 
no rimojfe le naui , artiglieria, & altri ijtru 
menti bellici atti alla difefa, ma fargli guar 
dare con diligenza , & prouedere alla per- 
petua difefa dejfo regno . 

Vltimamente , che , per occafone del 
prefente matrimonio , il regno d'Inghilter- 
ra non debba dirittamente indinttamen- 
te intrometter fi nella guerra, che hora è tra 
llmperadore & \e di Trancia , an^i che* 
detto Trencipe debba con ogni fon potere 
procurare , che la pace , laqual è fra i regni 
di Franca , e d Inghilterra , fia ojferuata 3 
& che nonfia data occafione alcuna di rom- 
perla , accioche non nafca cofa ,per laqnale 
fipoffa intendere, che fa derogato al con- 
tratto , che fu fatto ultimamente , della pa- 
ce, &amicitktra detti regni; ma che in- 
quanto 



• H ' I S T B^I jì 
quanto a gli altri regni, & domini patri* 
moniali, c/fo Trencipe rimanga libero di 
poter aiutare V Impcrador fuo padre , et 
di fé fa delle fue terre, come a uendetta delle 
ingiurie riceuute, fecondo che meglio gli pa~ 
nrà . Erano già , come ho detto di /opra 3 
publicati i capitoli, & conuentioni fópra- 
fcritte y in ogni qualità di perfine ;& fico- 
nofceua,la J^einae/fer efiremarnent e incli- 
nata a prender più prefio il Trencipe per 
marito, che alcun altro de propoli : per la- 
avuti co fa ut furono di quelli , che s y immagi- 
narono d'impedire quefto negotio con -; tu- 
multi ,perfuadendofi , che facendoli fotta 
prete fio di ejfer /blamente cantra fare/iteri^ 
per il benpublico, non dìfubidiudnoalla l{ei 
ria . Et tra principali tumultuanti uno fu 
Tietro Carro, l'altro, Thomas Huuitt , il 
ter^o , il Duca di Sujfolch . // qual Duca ef- 
fendoin Torre , per commandamento della 
F^eina , &fopragiunto da una indifpofitio- 
iie grane , a prieghi della Duchefsafua mo- 
glie ,fua Macfià lo Uberò di Torre, dandogli 
la cafaper prigione , con condizione però > 
che ad ogni requifitione ritornafse in Torre ; 



& non fucofiprefto fuori, & alquanto ri- 
bauuto,che s accompagnò co li due prenomi 
nati, pigliando carico perla parte fua. 
Fecero configlio fra di loro ,& ordinarono , 
che fi ftefsc fu le pr attiche fecretamente, ma 
nonfifacefse mouimento alcuno , infino alla 
uenuta del Trencipe , ilquale safyettaua di 
corto. Tietro Carro, emendo per quefto effet- 
to andato in Comouaglia ,fu tanto inconti- 
nente , che come defiderojb di nouità , fenica 
ofseruare t ordine dato ,fi fcopri auanti il 
tempo, llche presentito dalla I{eina , lo 
mandò fubito a chiamare per caligarlo , & 
egli temendo fé ne pafsò in Franca . Intefofi 
tutto quefto dall' Huuiet , & dubitando egli 
ancora di non efserefcoperto,fi difpofe,quan 
tmique gli parefse fuor di tempo, di fare al- 
cun mouimento. Et cofi , nelpaefe di Chem- 
pton , cominciò a ragunare di molta gente, 
& con prcfte^afolleuò tutta quella parte 
dipaefe ,ponendofi ad ordine per marchiare 
alla uolta di Londra . La qual cofa inten- 
dendo la B^eina, difegnò di mandar contra il 
detto Huuiet il Duca di Suffolch con genti; 
& mandato per efso, trouarono ,che egli 

fermamente 



H I S T B^I Jt 

fermamente credendo efstre [coperto > & 
bauendogià udito il tumulto deWHuuiet>fe 
fiera caualcato con forfè dugento caualli 
nel paefe del Contado di Varoic ; nelqual 
luogo cominciò dinuouo a proclamar la fi- 
gliuola B^eina: sfacendo infiamma di uoler 
entrare in una città > molto principale in 
quelle parti, confortandogli huomini d'efsa 
a ciò y non potè ottenerla > ne hebbe luogo 
alcuno lafua ejfortatione: percioche la Bri- 
lla y intefa la fuga fua 3 fubito bauea eredi- 
to a quelle parti 3 doue fapeua cbel Duca 
caminaua: & fattolo bandire per tradito- 
re y trouandofi il Duca non hauer potuto 
infignorìrfi di quel luogo atto a riceuerefe y 
et le genti fue > e manco hauere mai potuto 3 
che a fua richiefia fi moueffe unbuomo di 
quel paefe >fi trouò al tutto fuori difperan- 
%a di poter fare alcun buon effetto y o gio- 
uamento perferuigio del trattato > e tanto 
maggiormente y quando intefe>chèl Conte di 
Itytentongli ueniua dietro > mandato dalla 
j\eina per impedirgli ifuoi difegni . llqual 
Conte effendo huomopr attico 3 & ancopar^ 
titolare fuo nimico j nonpoteuapenfare al- 
tro* 



D'IOGHI LT E ZJiU. 48 

tro ,fc non che egli l'hauejfe a feguire fenica 
alcuna forte di njpetto : & perciò deliberà 
di uolere dar luogo alla fortuna j col cerca- 
re di ufcire fconofcìuto del regno . onde> 
chiamati i fuoi feruitori > comparti loro 
quanti danari haueua, pregando ciafcun di 
loro a procacciarli la falute infin atanto > 
che ad altro miglior tempo fé ne poteff e fer- 
uire . licentiaiili fenica uolerne ueruno in 
compagnia >fi conduffe ad un lauoratore di 
una fua pojfejjìone j pregandolo 3 che uolef- 
fe nafconderlo tantoché fuggi ff e dalle mani 
del Conte di ^ntènton . a che rifondendo il 
lauoratore pr orni fé > che lo sfionderebbe > 
& ancoralo faluer ebbe molto tempo >fin^ 
<%a che il fapefse alcuno . e con quefla prò* 
mejfa lo condufse in una campagna > doue 
era un'arboro , che dentro era molto nuoto 3 
et ini lo nafeofe 3 prometten dogli portare da 
uiuere ogni giorno: ma dapoi 3 penfatopiu lu 
gamenteal ricetto de bandi y che per tutto 
faceua fare la F{eina per ritrouare il Duca , 
& forfè più preflo daWintereffe di qualche 
guadagno 3 andò a trouare il Conte di 1S(j{- 
tenton , &fecegli intendere* ch'egli tenenti. 

nafeofo 



H l S T 1^1 j[ 

mfcofo il Duca . il qual Conte uenuto infa- 
me con lui aW allogamento fuo , trono cbc'l 
Duca y cjfendo fiato uicino a due giorni fen- 
*%a mangiare , & quafi morto di fame , & 
di freddo j era ufcito ddCarboro y & uenu- 
to a cafa del lauoratore , e fi rifcaldaua . la 
onde 3 fopragiunto dal detto Conte, fu fat- 
to prigione > & condotto in Londra . In que 
fio tempo la B^eina , uedendo non fi poter 
feruire del Duca di Suffolch per mandare 
contro allUuuiet, ui mandò il Duca di Isor 
folcb con genti, arteglicrìa, e munitione d'o- 
gni forte, il quale e ffen do andato a trottar 
ÌKuuiet , infin a l{oceflre, &poftofi in ui- 
fta deffo con legenti;Huuietfipoft in ordine 
per combattere . di che accortefi le genti del 
Duca , fen^a uer gogna tutte in un tempo 
pacarono alla parte aHuuiet, dandogli nel- 
le mani t artiglierìa y & ogn 3 altra fòrte di 
monitione .fi che 7 Duca non potè in modo al 
cuno rimediami , an^i poco tempo dopo fu 
anch' egli fatto prigione , ma però in brieue 
rilavato dali Huuiet ; il qual gli fece inten- 
dere , che fé uoleua ejfer con lui a liberar la 
patria, lo tratterebbe molto bene, hauendo- 

lo 



lo fempre tenuto da padre : & douepur no- 
ie jfe ritornar alla l\eina , ctiera infoa liber- 
ta di farlo : ma che lopregaua , che non no- 
ie ffe mancare di dire a fua Maefldj che quel 
le qrmenon erano contro a lei , ma contro a 
gtiftranieri , &per manttnere nella prima 
libertà ilpaefe, & la patria fua.Viacque al 
Duca di ritornarfi : & molti altri ritornare 
no con lui, lafciando però ogni lormoratio- 
ne di guerra, e tutta l'artiglieria, &• la mag 
gior parte delle genti , che uolfero rimanere 
con i ' Huuiet . il quale non molto dapoi co- 
minciò a marchiare con un corpo di quattro 
in cinque mila fanti uerfo Londra , con in- 
tcntione dihauere in effa cefi gran parte, 
che nò gli haueffe ad effer bifogno d infangai 
nar molte corale , o altf arme , tenendof, 
per facile l'entrata . Ma , intefo la Fucina la 
ueyinta di coftui , con tutto ctìcllaji trouajfe 
Sformata , e con poco rimedio di refìflerea 
tant* empito , non reflò per ciò , che non mo- 
ftrafje il ualorojò , & genero fo animo fuo , 
col porre a meglio , che potè , l'arme in ma- 
no a forfè 500 . huomìni, la maggior parte 
firameri , & certi pochi delpaefe , & ad al- 

G tri 



H I S T B^I JL 

tri tanti caualli . e , chiamato dapoi il popo- 
lo a parlamento, cercò di moflrargh tutte 
le ragioni , che la moueuano a pigliare ma- 
rito foreftiero , & il Trencipe di Spagna, et 
la ficure^a , che ne nafceua a quel regno y 
facendogli capaci y come non riera altra for 
%a atta a difenderlo dal I{e di Frà^a, il qual 
di già sera mfignorito della Scotia, che quel 
la del Trencipe di Spagna; & che non era 
folamente il parer fuo, ma ancora di tutto 
il Configlio <£ Inghilterra , il qual era flato . 
quello 3 che ,per falute della libertà di quel ' 
regno , haueua cofi deliberato : della qual 
deliberatane s 'era contentata , credendo/i, 
che ciò, chefacejfe il Configlio, non potè fse ef 
fere fé nona fodisfattione di tutti . Ter la 
qual cofa li prcgaua , che , come amoreuoli 
di\fejlesfi , & della patria , uolefsero pren- 
der l'armi a difendere fé ftcjjì , & la giù- . 
ftitia infieme con lei contro a rubelli, i quali 
fuori di quel debito, che doueuano alla lor 
Reina , e di queWobhgo , chef tiene alla pa 
tria , haueuanoprefe l'armi,egiàjìauuici- 
nauanoper leuarle quella auttorità, chepo* . 
co alianti dì confcnfo loro j & del Configlio, 

l'em " 



lerci fiata data : & che 3 come infoienti , <& ' 
defiderofi di mal fare, non fi fermerebbono 
a quefio 3 ma leuerebbono ad efsi ancora la 
robba delle lor cafe 3 l'honor delle lor donne , 
& a molti la uita Soggiungendo 3 che* quan 
do in ciò non uolefserfare il debito loro y jpe- 
rana 3 che Iddio y come quello , che l'haueua- 
prefcruata in molto maggior fortune spari- • 
mente in quefia non l 'abbandonarebbe.il pò 
polo flette attentamente ad udire la B^eina ; 
&, cono fiuto y che la ragione 3 allegata da 
quella , era la pura > & mera uerità > corniti 
ciò a gridare ; Viua lacerna y & uiua il 
Trencipe di Spagna 3 offerendoli di buona" 
uolontà 3 di perdere le uite loro 3 e le j "acui- 
tà 3 difaluare lei 3 efeflejji . e cofi piglian- 
do arditamente l'arme 3 fi miferoin punto 
perprouedere, che l'Huuiet non potè fse loro 
nuocere :& diedero alcun ordine per quella 
parte onde egli uenìua . & fra ì altre proui- 
fioni chilifero la porta y oue fipafsa il ponte y 
lafciandoui buona guardia di genti : non potè 
do entrare l'Huuietper altronde y fé nò p afa 
uà il Tamifìo > fiume grò (fi (fimo y che non fi 
pub paffare y fe non con barche. & fintila 
G z mente 



mente pò fero guardie in altre parti della cit- 
tà y doue giudicarono efferne bifogno . In 
quefto me^o feguendo il uiaggio fuo uerfo 
Londra l'Huuietjgiunfe alla porta fopradet 
ta ; & uedendo di non potere entrare >propo 
fé di andar àpaffare di [opra Londra intorna 
XII . miglia , & tentare da un altra par- 
te della citta , fé potejfe entrare : & paca- 
to jgiunfe alla porta della terra 3 uerfo Vaf- 
mejtroy con alcune poche delle fue genti . Fa 
ceua inflan^a con cortefi parole y che uolejfe- 
ro aprirgli, dimoflrando brocche doueana 
farlo * ejfcndo egli de fuoi> & che era in quel 
luogo per mantenere la libertà di quel re- 
gno^ difenderlo daforefiieri;acciò che non 
fuffepoflo in perpetua feruità ; come ame- 
rebbe ,fe lo lafciauano capitar in mano d ' ef 
fi • ma per tutto ciò ogni fua ragione riufcì 
nana : per cloche trouandofi a quella porta 
una guardia fedeliss. alla J\eina> gli fu rifyo 
fi'jycbedouejfe dimandar perdono alla I{ei- 
na: cloaltraméte ne con gentile filo era per 
entrar in Londra-Colendo ejjì per feruigio di 
fua Maeftà uiuer, & morire > fi come debi- 
tamente deueano fare tutti i fedeli uaffalli 

uerfo 



>D'I7SLGHlLTEl{t{^. 51 

nerfo il lor 1\e . Intanto 3 chel detto Huuiet 
era uenuto alla porta con poca gente per prò 
curar l ' entrata 3 haueua lafaato intorno a 
Londra in una prateria tutta la fua gente . 
ma in queflo mc^o il Conte diTembruCj co- 
nofeiuta l'occafìone, ufeifuor d'uri altra por 
ta y con caualleria > & fanteria , & andò 
ad mueftire ualorofamente quelle genti ; le 
quali efsendo fen^ caponi disfecero f adirne 
te; reftadone alcuni morti, molti feriti, et in 
finiti prigioni. Era alla guardia di fuori 
della porta, douefi conduffe t Huuiet , Corti 
né con caualleria ; & haueua ordine y di non 
lafcia r accoftar i nimici ; et che, fé cercaua- 
no di approffimarfi y douejfe combattere . 
maejfoy per non hauere alcuna ejperien- 
%a nelle co/è della guerra > pur conofeen- 
do effer meglio lafciarlo pajfare y poi che e- 
ra con poca compagnia > lo lafsò feorrcre in 
fino alla porta fenica dargli moleflìa y o cerca 
re d'impedirlo . onde tra molti nacque opi- 
nione , che tra loro fujfc inteUigen^a y & 
accordo ; & ne flette pregione con perico- 
lo della ulta 3 infin tanto > che l' Huuiet alH 
morte fua giuftificò > che queflo gentil' huo- 
G 5 ma 



R 1 S T o x^i a 

mononera in alcuna colpa . I{itornandod 
ragionamento primo , dico , che hauendo il 
.Conte di Tembruc disfatte le genti dell'Hit- 
jtiet , che fé ne (lana in quel tempo alla por- 
ta , &fentendo Cortine la fuga dì effe , gri- 
dxndo ammala , ammala , diede dentro 
in detto Huuiet ,& nelle jue genti, &con 
poca uccifionc prefe lui , & la maggior 
parte de fuoi; non hauend' egli tempo ne di 
faluarfe, ne di dare alcuna forte difoccorfo 
afuoifoldati . cofifu condotto in Torre . £<- 
ra jlata la I{eina molto effortata , che do- 
uesfe per fua maggior ficure^a ritirar- 
ti in Torre , & non affettar in quel luogo la 
Mentita dell' Huuiet : ma effa con animo in- 
uitto ricuso fempre £ acconfentire a tanta 
- uiltd : & fu bene : percioche in un tempo fi 
fece conofcere pergenerofa, & leuò laftra- 
da d'inuilire il popolo, come hauer ebbe fat- 
to, s y ella fi f uff e dipartita . Fermoffi adun- 
que con animo franco & turile, hauendo in- 
torno 5 co . h nomini ben armati , con grof- 
fe prouifioni per difender fi , facendo bifo- 
gno : an^i faceua infanga di uoler andare 
m per fona a combatter con l'Huuiet , fé le 



D'IOGHI LTEXJtiA. 5* 

foffc flato conceffo . Vedeuanfì dalle fine - 
ftre del palalo della Bucina le genti, che 
l'Huuiethaueua lafciate nelle praterie : & 
andandouifua Maefldper uederle , uigiun- 
fé in tempo 3 che Tembruc le combatteua: 
laquale, ejfendo uicina un tiro d'archibufo , 
uidde chiaramente il ualore de fuoifoldati* 
& la uendetta de fuoi nimici > con la uitto- 
ria di Tembruc . et nonpoteua feguirne al- 
tro fine per fua Maefldjpoi che ifoldati era- 
no condotti da cofi buon capitano 3 et cobatte 
nano per ilgiuflo 3 & contragli nimici della 
fede catolica . di cheprefefua Maeflà quella 
contenterà , che può ogn uno imaginar- 
fi; e trouandofi libera da cofigraue pericolo 3 
refe gratia a Dio di cotanta uittoria . Tro~ 
uauafi >come è detto di fopra ^prigione il 
Duca di Suffolch, & lHuuiet 3 con alcuni al 
tri principali del regno : onde udendo il 
Configlio ueder quello 3 che la giuflitia de-* 
ìerminauadi loro 3 cominciarono a procef 
farli : & in pochi giorni fententiarono a 
morte il Duca 3 &fu decapitato . T^elpro- 
ceffar ? Huuiet parue 3 cheglifuffe datofye~ 
ran^a di faluargli la uita j ogni uolta che 
C 4 confeffafse 



H I S T P^I jt- 

confeffafifc tutti i còfapeuoli della congiura \ 
ondegli, o luffe per odio particolare, o per- 
che gli fuffè fatto dire, confefsò,che Cortine 
era confapeuole del tutto, & ciò era ordina- 
to y eli egli pigliale per moglie Elifabetta , 
& fi facete F^e.ma diceua ilfxlfbyfi come an 
ci/ egli alla morte fua confefsò ^dicendo, che 
tutto quello y che haueua detto y era fiato per 
falue^afua , ma non che fuffè co fi in neri- 
tà . ls{on rimarrò ancora di dire, che ui fu- 
rono molti y che diceuano 3 chel cafo di Cor- 
tine era fiato d'altra maniera y cioè, che, ha 
uendo egli hauuto Jperanza di hauere per 
moglie li Fucina y & ueduto dapci , il nego- 
ri j efferfi ccncbiufj per il Trcncipe, [degna- 
to di ciò yfi uolgejfc aferuire y e moftrarfi in 
tutto fer ultore ad Elifabetta.laqualccfa ha 
uendo forfè dato qualche foretto ,fu cagio- 
ne di far imprigionare & l'uno , & l'altro. 
Segniua del comincilo la giufìitia nel pro- 
cessare i rubelli prigioni : & in pochi giorni 
ne furono appiccati per Londra dugento y di 
modo, che nò fi patena andar per firada alai 
na,cbe no fi haueffe aitanti a gli occhi queir - 
borrendo fpettacolo £ huomini morti . Sa- 
rebbe 



D ' Z 7^G HILTE \A^ • 53 

rcbbejì proceduto a maggior uccifwne ; ma, 
la Bucina di ogni crudeltà lontana y e tutta be 
nigna y & pietof affermò la rigorofa efjecu- 
txon della giuftitia ; & di tutti quelli > ch'e- 
rano reflati y ad alcuni donò la libertà >& 
parte nella prigione ritenne . il muoui- 
mento del Duca di Suffolch > & la nuotici 
proclamatane della figliuola Iberna 3 fu ca 
gione, che quella pouera [ignora infume col 
marito , quantunque non confapeuoli di ciò* 
fujfero dalla giujlitia condannati a mor- 
te < a quali forfè farebbe flato perdona- 
to il primo errore 3 fi come la clementiffima. 
F\eina moflraua già hauere deliberato * 
pronunciata queftafenten'^a , fu mandato 
un teologo , ualenf huomo , perche haucfse 
tura di perfuadere la Gianna , & trarla di 
quell errore , nelquale era uiuuta infino al- 
Ihora y acetiche, morendo il corpo > non per- 
de f se r anima . *Andò il teologo a uifitarla, 
& doppo alcune parole di cerimonia y inco- 
minciò a uoler efsequire quanto gli era fla- 
to impoflo . ondefsa y afcoltatolo afsai 3 gli 
rifpofc y che troppo haueua indugiato a far 
coiai ufficio je che nò nera tempo a baflà^cL 

di 



H I S 7 ' K. I jt 

di poter attendere a tante cofe ? Ver lequaì 
parole, credendo fi il buon buomo di poter 
con un poco di tempo ridurre quefla Si - 
gnor a alla nera flrada sparendogli bauerlct 
trouata con buona difyofitione ,fe riandò et 
trouar la P^etna ; & narrando la rifpofla 
d'efsa Gianna, la fupplicò a uolerle prolun- 
gar alquanto la uita ; accioche hauefse tem- 
po di conuertirla . ilche gli fu concefso da. 
fua Maeftà , facendole allargare tre giorni 
di termine . andofsene il teologo a trouare 
nuouamente Gianna, & le dìfse, che a fine , 
ch'ella hauefse tempo di poter ammendar jì 
de fuoi errori, la bontà della Brinagli haue 
uà fatto grafia di prolùgarle tre giorni la ui 
ta:&chelapregauaa uolerein quel tem- 
po attendere alla falute dell ' anima fua : 
confortandola a ciò con tutte quelle buone 
ragioni, che la fua molta bontà da molta 
dottrina a ccompagnata gli dettaua . Non- 
dimeno ella fempre dimoftrò poco apprc^- 
T^are l'offerta 3 dicendogli, che quantunque 
ella hauefse detto quelle parole , non era pe- 
rò flato con intentione , cì/efso lo douefse ri- 
ferire alla Brinai aw^i che mentre non Vha- 

ueua 



D'ìTlGHILTEUXJt. 54 

ueua ueduto > haueua di modo abbandonate 
le cofe del mondo , che nonpenfaua punto al 
timor della morte: ma che s'era preparata 
di riceuerla patientemente di quella ma- 
nierale più fofse piaciuto alla I{eina Sog- 
giungendo efsere ben uero > che alla carne 3 
come cofa mortale , doleua 3 ma che l'anima 
fua neftauagioiofa y douendo partire da co- 
fi fatte tenebre 3 per falir e ad una eterna lu- 
ce yfi come efsajperauaper la femplice mi- 
fericordia di Dio . Era quefta Signora di 
molte buone lettere dotata > fi greche s come 
latine , & nelle cofe della facra frittura 
feientiata molto : e perciò con tutta la gran 
diligenza 3 che ufafse il teologo 3 fu molto 
difficile il perfuaderle alcuna cofa buona , 
auenga che efso con buon Tglo 3 <& uera ca- 
rità > non l'abbandonafse giamai fin al pun- 
to della morte : inanyi laquale , hauendo 
coftei per bene di dar conto al mondo della 
fua proclamatane 3 & come tutto era flato 
fatto fen^afuo confentimento, & fen%afua 
uoglia ,fece in quefta forma lafeguente di- 
chiaratione . 

•Anchora che la mici colpa fia tale > 

che 



H I S T ILI U 

che yfen'xa clemenza della J\ema > non p of- 
fa ottenere perdono 3 ne dimandar te 4 
mi (pone alcuna > battendo prediate orec- 
chie a quelli > che in quel tempo 3 non fo- 
llmente da me y ma dalla maggior parte ài 
quefio regno , faui erano riputati y & bora 
con fio 3 & mio gran danno > & uergogna 
s hanno fatto cono (cere tutto il contrario 3 
col uolermi donare quello > che non era fuo > 
ne a me conueniua di accettarlo . la onde mi 
vergogno a chiedere di un tanto delitto per- 
dono jna cofi come hora confefso l \ ignoran- 
za mia y che mi conduce a tal fine > fé la 
gran mifericordia di fua Maeftd non uisin 
tramette : cofi (pero > che ,fe ben la mia col- 
pa è grande 3 almeno farà conofeiuta non ef 
fer in tutto cagionata da me : percioche an- 
cora che io prendeffì (opra dime quello* di 
che non era degna 3 non fi potrà giamai dire 
cì) io lo ricer caffi >ne che di ciò mi con tenta f 
fi ì & che fa uero, battendomi la Buche f- 
fa di l^loiomberlano promefso nelle mie no^ 
ze con fuo figliuolo , ch'ella fi contentereb- 
be, ci) io He (fi in cafà con mia madre >• inten-> 
derìdo poi > che pubicamente fi diceua, che 

non 



D* IJ^GH I LT '-E^Ay/ . 55 

non erapiu {piranha nella uita del B^e ; e di-, 
condole ciò il Ducafuo marito , il quale me- 
de/imamente fu il primo , che a me lo dicef 
fé : mi commi/è , eli io non doueffi tifar più 
di cafafua ; /aggiungendomi , che, quando a 
Dio piace/se chiamare alla fua mifericordia 
il P^e , il che farebbe flato prefto , ci? era ne-- 
cejfario , ch'io me n andasjì fubito in Torre , 
battendomi fatta heredefua Maeflà del re- 
gno . Le quai parole, dettemi co fi alla fpro- • 
uìfia, certo commoffero grandemente l'ani- 
mo mio , e mi fecero flupire , & anco dapoi 
mi aggravarono molto . e con tutto ciò atteri 
dendouipoco , & facondone poco conto, non . 
reflaua d'andare amia madre, ma la Bu- 
chera , adiratali & con lei , & con meco, le 
difse, che fé fi rifolueua a tener me, ella mede 
finamente terrebbe apprejfo di fé il mio ma 
rito ; al quale anderei dapoi in ogni modo, et 
perciò non uolend y io di/ubidirla ,per tre , 
quattro giorni mene re/lai in ca fa , infina 
tanto , eh* io ottenni licen^ di andar a Cel- ; 
fo, palalo del Duca di Ts{otomberlano . da 
uè poco dapoi effendomi amalata ,per la Si- 
gnora Sedine j mia cognata, & figliuola del 

Duca 



H 1 S T *L I JT 

Duca di Ts[otomberlano , il Configlio mi ma 
dò a chiamare ; facendomi intendere, che 
quella ftefsa notte douejji andare a Sion,luo 
go del Duca di Sommersero , per riceuer 
quello , che mi era ordinato dal I[e : nel 
qual luogo , alla giunta noftra , non trouam 
moperfona alcuna , ma uì uenner poco da- 
poi , il Duca di TS(otomberlano , il Marche- 
fé di T^pranton , il Conte d\Arondel , // Con . 
te di Vininton , & il Conte di Tembruc : da* 
quali fui afsai trattenuta , auanti che mi di- . 
cejferola morte del B^e; & maffimamente 
da\i detti Vininton ,& Tembruc ; i quali,, 
facendomi riucren e %e infolite, ne conuenienti , 
allo fiato mio , inginocchiando^ in terra, mi 
faceuano eflremamente uergognarc . *Alla 
fine fecero uenire douera io , mia madre, la 
Ducheffa di TS{otomberlano , &la Mar- 
chefa di !S(orantun . il Duca di TS[ptomber- 
lano , come prendente del Configlio, manife 
fio la morte del I{e , dimoflrando, quanta cct 
gione haueuano di rallegrarli tutti della buo 
na,& uirtuofa uita, ch'egli hauea menata, 
& per l' ottima morte , chehaueua fatto; 
mofìrando di confortare fé (lefso,&i circon 

ftantij 



flauti y che nel fine della uita fua bauefsc 
bauutofigran cura delfuo regno yc'ó pregare 
noftro Signor Dio y che lo guardafse dall' opi 
nione contraria alla fua 3 & che lo liberale 
dalle fue non buone forelle Regnando il me- 
defimo Duca y che la detta Maeftd haueua 
ben confiderato un atto di parlamento j nel 
quale fu già deliberato > che qualunque uo~ 
lejfe ricono fere Maria , ouer Elifabetta fo- 
nile y per heredi della Corona yfuffe tenuto 
traditore y emendo Hata Maria di/ubidiente 
al l\e Hcnricofuo padre, & anco afe mede-* 
fima y & principalmente nimica capital 
della parola di Dio 3 & ambedue baftarde: 
& che per ciò egli non uolle mai intendere > 
che fusero fue heredi ; ma uolle in ogni mo- 
do diferedarle ; &per ciò > innanzi la mor- 
te fua y hauea commandato al Configlioy & 
conjìrettolo y per ìhonor b che doueuano et 
lui y per l'amor y che portauano al regno 3 & 
per la carità y che fi dee alla patria 3 che do-* 
uejfer ubidire alla fua uolontà , &far ctìel 
lahaueffe effetto aggiungendo di più effo 
Duca y duo era la herede nominata da fua 
Maeftà y & che le mie forelle mi haueano & 

fucceden 



h i s r o t^i jt 

fucceàerc , in cafo duo fusfi mancata fen- 
%a figliuoli y nati ài me legitìmamente . aU 
lequai parole tutti que Signori del Coni- 
glio s inginocchiarono > dicendo, che mi ren- 
deuano queir honore, che mi fi conueniua, 
effendo della linea retta ; & che in ogni mo- 
do uoleuano offeruare quello , che haueuano 
promeffo , con animo di fpargere per ciò il 
/angue 3 & di perder le proprie uite . Onde 
io 5 hauendo intefo que fio 3 quanto reftaffi 
fuori di me >& iftupida , lafierò farne fede 
a quelli 3 che fi ritrouarono prefenti y iquali 
mi uidero cadere in terra piangendo 3 & 
grauemente dolermi . et > dimoftrata la mia 
fflfofficien^a a que' Signori > mi dolfi con e fi- 
fi della morte di cofi nobil Trcncipc ,& in- 
fine mi riuolfi a Dio y pregandolo à che , fé 
quello , che mi ueniua donato, era mio dirit- 
tamente j mi uolejfe far gratia , ctì io po- 
tè (fi goucrnar lo in fuo feruigio , & utilità 
diquefio regno, il feguente giorno , come 
ogniunfa yfui condotta in Torre :& poco 
dapoi da Milordo y gran tefonero > mi furo- 
no date le gioie; con le quali mi portò anco la 
corona, feniche pur gli fujfe dimandata 

in 



in nome mio\> e uoleua , eh* io me la poneffì 
in capo yper far prona , fé mi ftaua bene . il 
che rifiutando , egli mi dijfey che uè ne fa- 
rebbe anco una per incoronare il mio man- 
to, le quai parole iofenti con mio gran difpia 
cere ; e doppo la partita di detto Milord, fui 
con mio marito, e di ciò ragionai con ejfo 
tanto , che lo ridujji ad acconfentire , che y 
s'egli douea effere fatto I{e , farebbe fatto 
per me, e per ma del Variamento . Mandai 
dapoi a chiamare il Conte £*Arondel,&il 
Conte di Tembruc, e diffi loro , che, quando 
la corona uemfse a me , io mi rifolueua a 
non uolerfare mio marito I\e , ne lo confen- 
tirei mai : ma che mi contentaua di farlo 
Duca, il che efsendo riferto afua madre , 
fi adirò con meco oltra modo , eperfuafe fuo 
figliuolo yche non dormifsepiu meco : il quale 
l'ubidì , affermandomi , ch'egli non uoleua 
efser Duca > ma \e . Ondi io f apendo > che 
la mattina feguente per commifjìone della 
madre fé ne doueua andare a Sion ,fui sfor- 
ata y come donna y & amoreuoledi mio 
marito y mandare a lui il Conte d y <Aron- 
del j & il Conte di Tembruc y accio che ope- 

H rajfero 



h i s r o j^i jt 

raderò che uenifse a me , carne fecero. & co 
fi dal Ducei ,& , dal Configlio fui inganna-* 
ta,& , da mio marito ,eda fua madre mal 
trattata, oltre a ciò, fi come è fama, il Gat^ 
ha confe fiato i ciò egli fu il primo apromo-- 
uere alì\e , di farmi fua herede . nel rcfto 3 
io non fio quello cheH Configlio hauefse de^ 
terminato di fare $ mafo ben io di certo, che 
due uoltefono fiata auelenata , la prima in 
cafa della Duchefsa di Ts^otombcrlano , & 
l altra qui in Torre . Venuto il giorno della 
fua morte, & di quella del marito, egli, che, 
prima che morigero, de fideraua darle gli ul- 
timi baci , &gli ultimi abbracciamenti , la 
fece pregare, che fi contentale , ch'egli an- 
dane a uederla. et ella fece rijpondergli 3 che 3 
fé la uifta loro haueffe a dar conforto al- 
le loro anime, molto uolentieri fi conten- 
terebbe di uederlo; ma che ,douendolalor 
uifla accrefeere ad amendue miferia, & ap 
portar maggior dolore, meglio era per allho 
ra rimettere quell'atto ,poi che in breue fi 
haueuano a uedere in altra parte ,&ui- 
uere d ' indiffolubil nodo perpetuamente 
congiunti . T^eW ordinato giorno al marito 



fu publicamente mo^^o il capo. per lei fu 
preparata in Torre la manara :alla quah 
innanzi che fuffe condotta, fu ricercata dal 
gommatore di Torre, a lafciargli alcuna 
memoria di lei , a ciò ftringendolo la molta 
afettione , c\ye le portaua . & effa ,fattof\ 
dareunpiccol libretto ,ui fcrijfe Jopra tre 
fenten^e , una greca , una latina , & una 
Inglefe, lequali erano in quejlafo fianca, la 
greca era tale. La morte darà la pena al mio 
corpo del fallo ,ma la mia anima giuftificarà 
inanimi al coietto di Dio la innocenza mia. 
La latina diceua, Se la giuftitia ha luogo' 
nel mio corpo . V anima mia lloauerà nella 
mifericordia di Dio . V inglefe . Il fallo è de- 
gno di morte , ma il modo della mia igno- 
ranza doueua meritar pietà , & efcufatio- 
ne appreso il mondo , & alle leggi . Con- 
dotta poi , doue doueua finire la uita > & 
giunta a piedi del tribunale, uolfe fi a quel- 
le genti , eh* erano prefenti,& tutti faluto , 
pregando ogniuno conpietofo , & nobile a- 
fyetto a uoler credere che lafua morte ria- 
fceua dalla fua innocenza : & prefo per la 
mano il teologo, il quale , ancor che non ha- 
ll z uejfe 



H I S T F^I ^f 

uefsc potuto far frutto alcuno , non Vhauè- 
uà giamai abbandonata , l'abbracciò , di- 
cendogli , andate , che noftro Signore Dio ui 
contenti d'ogni uoflro defderio : e fiate fem- 
ore infinitamente ringratiato della compa- 
gnia , che m hauete fatta ; auenga che da 
quella fia fiata molto più notata, che bora no 
mijpauenta la morte . Etftlita fopra il tri- 
bunale, e dafeflefsafcioltifi i capetti, gittan 
dofeh inanimagli occhi, et pò fa la tefafot- 
to il ceppo , dal giù fiderò , con molta com- 
pafjione de riguardanti , le fu leuata dal 
bufo . Eraf in quefto tempo già fl abilito il 
matrimonio detta F^eina col Trencipe: il- 
quale a XIX . di Luglio , tanno 1554. 
comparfe in uifa d'Inghilterra , al porto 
d Antona , efsendo appunto l'anno , che la 
ì\eina era fata proclamata . tarmata, 
che haueua confecofua Mae fa, erano al nu 
mero di ottanta naui grofse ,<& quaranta 
carauellc , cioè uaf setti di minor grande 1 ^- 
ya . uè fi erano dapoi diciotto detta I{eina , 
& altrettante di Fiandra, lequali erano fa 
tefempre a co fa, afficurando il camino. E- 
rano al detto porto d '^Antona in e fere, per 

andar 



D'IOGHI LTEBJS^A. 59 

andar a rìceuere fua jilte%gà> ifottofcntti 
Signori, Milord Taggeto y Cóte di Battolate y 
Milord Triuifelj Conte di Blondel y Milord 
Tonfguatir y ilgra teforiero. tutti queftifono 
del Conjìglio y et hanno l'ordine della Garatie 
ra.e di più iterano Milord Stranger y Milord 
Matrauerfo y Milord Veflin y fatti gentil- 
huomini della bocca di fua ^ilte^a : il 
Marchefe de las l^aos y ^Ambafciatore di 
fua ^Llteyga y infieme co * predetti Signori y 
efsendo flati ramati ad intona dalla i^ri- 
na y perche andafser ad incontrare fua *Al- 
te^a . la mattina a X X .del me fé y che fu 
il Giouedì y montarono [opra una naue co- 
perta di tela nera et bianca sguarnita di den 
tro di tapetifinifjìmiy co unfèggio coperto di 
broccato;^ condotti da zo.h uomini y che uo 
gauanoyiiefliti di uerde y & di bianco, imprc 
fa della Bucina y fé n andarono a trouar il 
Trencipe y accompagnati da diece altri na- 
ui y coperte tutte di panni ra^i; le quali ha- 
ueua fatto metter in ordine il gran Ciani- 
berlano y come maggiordomo di fua ^Altc^- 
Xa y datogli per tal ufficio . Quefti^giunti 
all'armata y s'apprefentarono al Trencipe* 
H 3 dal 



H I S T III jt 

dal qual furono accolti allegramente; & 
fatte le debite riueren 1 ^, et efpoftogli quàto 
haueuano in commijfione dalla l^eina, mul- 
tarono fua lAltCTga nella naue ; ilqual en- 
tratoui , infieme co y l Duca dìjllua , Mag- 
giordomo maggior , il Signor B^uigome^ 
de Situa 3 primo camerier maggior , il Si- 
gnor Don ^Antonio di Toledo, -primo caual- 
lierii^o maggior ,& il Signor Don Tedro 
Lopes, Maggiordomo ,/è ne uenne ad jln- 
tona.^Arriuati alla f cala del molo, Smon- 
tarono in terra : douefegli fecero incontra 
infiniti altri Signori , & gentiluomini di 
quel regno ; /aiutando fua ^Altc^a con ìm 
miliffime riueren^ ; & fu parata tutta la 
artiglieria di quel luogo : & quiui da mef- 
fer ^Antonio Bruno , fatto cauaUieriìgo di 
fuaMaeftd , le fu prefentata una chinea 
learda sguarnita con fornimento di uelluto 
trcmefmo , riccamato d'oro , & di perle 3 
con la gualdrappa parimente di uelluto 
creme/ino , col mede fimo riccamo doro, & 
di perle , uer amente riccbi/fìmo, & belli/fi- 
mo . Montato a cauallo , andò alla cbiefa : 
&■ , fatte lefue orationi ,fu condotto ad un 

palaigo > 



palalo j che haueuano fatto mettere ad 
ordine di belli '.{fimi ra^ dì {età ,& d'oro* 
T^ellafaa camera haucua un paramento di 
dama/co cremefino & bianco > con fiori d'o - 
ro > temuti dentro , & quefie parole > Henri- 
cus Dei gratta *Anglia> Francia > & iber- 
niti I{ex y defensor {idei > & caput fupre- 
mumEcclefìa ^Anglicana .con un balda* 
chino nella camera > di uelluto cremefino 3 
riccamato d'oro , & di perle . L'habito di 
jùa Altera era tale . Cal^e di f et a bereti- 
tia > co' calcioni di uelluto , riccamati d'ar- 
gento, & giuppone in foggia di collettorie- 
carnato fimilmente 3 &fopra una rubbetta 
di uelluto nero femplice ; una berretta paf- 
futa con certe picciole catene d'oro > con un 
poco di piuma dentro ; al collo una catena 
d'oro con diamanti dentro > non molto gran- 
di y con l'ordine dell* Gdrattiera alla gam- 
ba 3 che queflt Signorigli haueuano prefen- 
tata in nome della J\eina > la quale era or- 
nata di molti diamanti di gran ualuta . 
Smontato al palalo, non fi uidde altro per 
quel giorno ; ma fi fette dapoi a uedere 
sbancare infiniti Signori Spagnuoli , che 
U 4 ueftiti 



H I S T B^ I ^ 

uefliti garbatiffimamente y ueniuano a loro 
alloggiamenti, la fera fi fecero fuochi affai , 
tirofji di molta artiglieria , & furori pofle 
fu la muraglia infinite bandiere . llfeguen- 
te giorno 3 che fu il Venerdì 3 fua ^iltc^a ari 
dò alla meffa > accompagnata da molti Si- 
gnori del regno 3 a quali fi moftrò grato 3 & 
gentile . nero è 3 che fu notato d ' alterez- 
za 3 non hauendo mai leuata la berretta & 
perfona . il fabbato andò parimente atta, 
meffa , con una pioggia crudele . & quefio 
giorno il Vefcouo di Vincefire uenne a fargli 
riueren^a , accompagnato da cinquanta fei 
gentilhuomini 3 tutti con le catene d'oro al 
collo 3 & uefliti di uettuto nero 3 con unpaf- 
faman d'oro intorno ; et cento altri Signori 
uefliti di panno nero y col paffaman d! oro 9 
& nella manica manca limprefa fua : il- 
quale entrato folo nella camera del Trenti- 
pe 3 non fi uide altra cerimonia. Quefio 
giorno l 9 Eccellenza della Buche fsa d^tl- 
ua sbarcò con le medefime naui della I{ei- 
na , accompagnata da quaranta gentilhuo- 
mini: et come fu in terra 3 fu portata fopra 
unafedia di uelluto nero da quattro de fuoi 
gentilhuomini. 



D'I^GHILTE^^. 6l 

gentiluomini . La Domimca mattina , 
hauendofua ^Itc^a eredito alla P^eina il 
Signor B^uigome^ con un preferite di gioie* 
chepafsauala minta di centomila ducati > 
egli fé n andò a mefsa, uè f ito mede fi 'ma- 
mente; et tornato a cafa, mangio in publico, 
fermo da gli ufficiali , che glihaueua dati 
la B^eina , con mala fatisfatt ione degli Spa- 
gnuoli : i quali , dubitando che la co fa non 
andajfe a lungo , mormorauano affai tra di 
loro . In quefto tempo fi uedeuano continua- 
mente molti Signori del regno , che ueniua- 
no alla corte, accompagnati chi da dugento, 
et chi da trecento caualli * Il Lunedi mat- 
tina , con una pioggia, et con un uento cru- 
dele , cominciarono a meaminar robe, et ba 
gaglie , uerfo la corte della B^eina , cheftaua 
a Vinceflre, terra murata, et lontana da 
lAntona die ce miglia.Quefla mattina ftejpt 
giunfe il Conte diTembruc,co?i 250, ca- 
miti -fra quali erano ottàta gentilbuomini, 
uefliti di uelluto nero , con quattro cordelle 
d'oro , chefaceuano lifla ; et unagrojfa ca- 
tena d! oro al collo .gli altri erano uè f iti di 
panno , con le medefime cordelle d* oro,& 

l'imprefe 



H I S T T^I U 

ìimprefe riccamata nella manica . definì 
to che hebbefua ^Ite^a diede jì alla trom- 
ba j et sincaminarono cento arcieri a canal- 
lo j con archi y e. tur caffi ; ueftiti di panno 
giallo y lijìati di uelluto rojjo y co cordoni di 
jeta bianca 3 & roffa , che fono i colori del 
Trencipc : & di mano in mano sinuiauano 
cauaUifen^a ordine , che arriuauano al nu- 
mero di quattromila. Venuta Ihora chefuct 
utiteTga v°km montar a cauallo, da mef- 
fer ^Antonio Bruno le furono apprefentate 
diece chinee > in nome della B^eina ; le quali 
erano guarnite co» finimenti di uelluto neroj 
& con chiodi dorati y e^ parimente con bri^ 
glie dorate . fua ^Altc^afalifopra una di 
ejfe* l y altre furono dijpenfate a principa- 
li Signori y per caualcarfelc infino alla cora- 
te. ilTrencipe era [opra una chinea learda* 
co finimenti femplici di uelluto nero-et per- 
che pioueua forte y haueua un feltro rojfo at- 
torno y & in capo un capello d'orme fino ne- 
ro é allontanatifi d'intona due miglia j 
giunfe ungentithuomo inpojla y &y appre- 
fentato alTrencipe yin nome della l\eina> 
nnpicciolo annetto j to pregò j che per lo mal 

tempo 



D'I^GHILTEB^B^f. 6l 

tempo, che era, non doueffe andar più aitan- 
ti .per le qual parole fua MtCTga fi fer- 
mò . & ji conobbe di certo, ch'egli hebbe 
qualche temenza ; &fecefubito chiamar il 
Duca d'ulna, & il luogotenente d'^Amon, 
jLmbafciator dell'Imperatore , & comin- 
ciarono a parlar infame, quando un Signor 
Inglefe , accorto fi di ciò , fi fece innani^i , & 
diffe in Fran^fe. Sire, la nofira I{eina ama. 
tanto l'^Alte^a uoftra, ch'ella nò uorrebbe 
che pigliale difagiodi caminarper tempi 
cofitrifti.allhora fua lAlteiga lafciòilra, 
gionamento , & di nuouo cominciò a mar- 
chiar auanii: doue flette poco a giunger un 
gentilhuomo Inglefe a cauallo > che haueua 
una bacchetta lunga in mano, et diffc al I{e, 
in latino , ch'egli haueua ilgouerno di quel 
paefe , che fua ^ìlte^a caualcaua ; & che 
gli chiedeua licenza di far il fuo ufficio .la 
qual concejfagli , effo dri^gò la bacchetta in 
alto , caminando innanzi con la berretta in 
mano: & effendo andato cofiforfi un miglio 
tuttauiapiouendo , il Trencipe gli fece in- 
tender , che fi coprijfe . Giunto appreffo 
Vinceflre un miglio , fua jLlttTga fu in- 
contrata 



H I S T Olii ^£ 

contratti, da due cauallieri?gi corifei paggi 
della Bucina , uefliti di drappo d'oro y & cre- 
me fino j a quarti y fopra fifoni grandi y tut- 
ti coperti medefimamente . ^Atta porta era- 
no otto primi ufficiali del regno , uefliti di 
toga di fcarlatto j, lunga infin cC piedi ; con 
una fola di uelluto al collocete fecer riueren 
zaaflia <Alte?ga y & le giurarono fedeltà • 
Entrato dentro fen^a altro firepito £ arti- 
glieria 3 fu circondato da XI I . ftaffieri 
della B^eina y uefliti di rojfo 3 con l'imprefa di 
effa nel petto , doro ; & condotto ad un pa- 
la'igo y non molto riccamente ornato 3 ne 
molto difeoflo da quello della B^eina ; & fu- 
bito riueflito > comparue con cal^ &giup- 
pon bianco y riccamato d'argento y & una 
roba di uelluto nero sguarnita di diamanti; 
& andò diritto al Domo : doue trono il Ve- 
feouo di Vince jìre , che in habito epif copale 3 
accompagnato da molti altri preti 3 cantan- 
do il Te deum y lo riceuette : & fatte le fue 
orationi y tornò alfuo alloggiamento ; dando 
ordine alle cerimonie del matrimonio y che 
fi doueuafare il giorno di S.Giacomo;et ordi 
nandoy che i quattro mila Spagnuolij uenuti 

fu 



D'IOGHI LTE^Xjrf. 6} 

fu l ' armata, ferina toccar terra in quel re- 
gno y fuffero condotti in Fiandra, come furo 
no . la qual cofa fece rimaner contenti tutti 
quei del regno , come quelli , che mal uolenr 
fieri ueggono ftranieri in cajà loro . Sbar- 
corono dapoi ottanta gianetti difua <Alte^ 
%4 , belli quanto può far natura, & intor- 
no quattrocento d* altri Signori particola- 
ri ; buffoni , & pa^i infiniti ; {emme, da 
partito poche :percioche nell 'imbarcare ,che 
fecero , andò un bando, che ,pena la Galea, 
non fé ne leuaffe alcuna > Venuto il giorno 
di San Giacomo, nel qual fi doueua celebra- 
re il matrimonio nel Domo di Vinceftre, 
era in quefto Domo fabricata una flrada di 
legnami , la quale commeiaua dalla porta , 
&finiua nel coro .fifaliuafei gradi per an 
dami: & era larga otto paffa, & lunga 
feffanta ; sbarrata^ da ciafeuna banda ; nel 
finir della quale era una pia'^a , fatta pur 
di legnami , di grandezza di 3 o .paffa per 
ciafeun lato ; & in mc^o di effafì uedeua un 
palco sbarrato intorno, che afeendeua quat- 
tro gradi , tutto coperto di faia roffa , & al 
baffo di tapeti. era all'incontro di quefto 

luogo 



H I 5 T Iti ^f 

luogo F aitar grande : & uenuta l'bora di 
venir alla meffa y fua <Alte?gafi farti dal 
pala7go 3 accompagnata da 1 oo . alabar- 
dieri jieftiti conia fua liurea y & dafeffanta 
Signori, & cauallieri Spagnuoli y tanto be- 
ne y & riccamente uefiiti 3 quanto Chuomo 
poffa imaginarfi; ne ui era alcun di loro, 
che non bauejfe riccamo doro , <& £ argen- 
to j di gran rkche^ga , oltre che rierano 
molti che haueuano attorno ori battuti 3 & 
gioie infinite; ne uera alcuno di loro y che 
non hauejfe almeno dieci o dodici feruito- 
ri y ueftiti a brauijjìme liuree ; delle quali ne 
fcieglierò almeno due o tre . Quella del- 
rimirante di Caftiglia 3 erano quaranta 
feruitori tutti con cappe di uelluto morello 3 
foderate di rafo giallo > con due bande di tele 
doro . Quella del Marchefe di Tefcara 9 era 
diXIl .feruitori confai di uelluto nero con 
quattro paramani doro , che faceuano li- 
fta > co tabarri fregiati di uelluto y come- 
defimi paramani . Quella del Duca d*Al- 
ua 3 era di uelluto turchino , con bande del 
mede fimo 3 co filetti di rafo incarnato 3 <&* 
bianco > da ogni banda della fafcia . Quella 

del 



D'UiGHILTEBJL^t. 6% 

del Duca di Medina era gialla > bianca y & 
nera ; il panno giallo , le bande uelluto ad, 
onde j con certi frangioni di [età bianca y che 
faceuano una bellijjima mojìra ; & erano 
intorno a quaranta . jLccòpagnaìa fua ^ìl 
te^a da quefta cofi honorata compagnia di 
cauallieri^et da molti Signori Ingle fi, benif- 
fimo adornati y fé ne uennealla chiefa y ch'erd 
quafi mc^o giorno ; &falito fopra il palco, 
fé riandò infino al fine ; & peruenuto alla, 
pMT^a del palco 3 ui trono duo baldachini , 
uno a man defira >per la Maefld della I{ei-* 
na 3 con un altare nel me^o y l 'altro alla fis 
niflra y per fua jllte r ^a y con un altare pa-* 
rimente nel me^o y & una fede regale; nella, 
quale fua % Alte t z^a fi pò fé a federe 3 tenen* 
dogli compagnia tutti gli Jimbafciatori * 
ciaf cun fecondo il grado fuo 3 che erano que-. 
fti , il luogotenente d* <Amonper l'Impera- 
dorè > Don Tietro Laffo per lo I{e de I{o- 
maniy Don Hernando di Gambea.per lo ì& 
di Boemia, il Signor Giouannidi e afa Mi- 
cheli per la Signoria di Venetia y il Vefco^ 
no di Cortona per il Signor Duca di Fioren- 
%a. & u erano ancora alcuni altri cauallie* 

ri 



: - H 1 S T ^ I Jt 

ri Inglefi , & Ijpagnuoli • ISfon molto dà- 
poi, comparite la B^ina per lo medefimo 
palco , la quale fé ne ueniua accompagnata 
fuperbijfimamente da tutti i Signori del 
regno, ben ornati di uefiimenti ,conori & 
gioie: & giunta al baldachino ordinato per 
lei, entrata fitto, fubito cominciò ad o- 
rare. Intanto il Vefcouodi Finceftre >ef- 
fendofi uefiito pontificalmente , con cin- 
que altri Vefcoui comparue a quel pal- 
tò eminente , cV era nella pianga del pal- 
co grande, & fahtoui fopra co detti Vefco- 
ui , feguirono il F^e dapoi ,& la F^eina , 
& tutti i perfonaggi, che per lo Impera- 
tore fi trouauano a quefto matrimonio , 
che furono, il luogotenente d jlmone, *Am 
bafciatore ordinario in quel regno ; Mon- 
fur di Corieres , Monfur d ' ^Agamont ; per 
la Bucina Milord Fifuater , & Milord Tri- 
uifel : i quali erano andati ^ìmbafciatori in 
Ijpagna , per la confermatone de ' capito- 
li; entrando ancora indetto palco il gran 
Ciamberlan della T{eina ; huomo attempa- 
to, & di molta auttorità . tutti gli altri ca- 
uallieri, & Signori recarono fuori di quel 

luogo , 



luogo . Stana nella più alta parte il I{e ', Li 
J^eina y & il Vefcouo di Vinceftre : & pri- 
ma che fi ueniffe a cerimonie o di fatti > o di 
parole 3 fi apprefentò al J\e il Reggente Fi 
garoa , con unprimlegio difua Macfld Cefo 
rea , per lo quale daua a detto I{e il titolo di 
]\e di Trapali 3 con ognifua pretenfione , pri 
Mando fé d ogni forte di dominio 3 cofi publi- 
co 9 com.epriuato; & liberamente rinoncian 
dolo . il qual priuilegio fu letto dal detto Ve 
fcouo y e dapoi con parole Inglcjì dichiara- 
to al popolo . JLt finito c'hebbe , foggiunfe , 
che offendo flato fin allhora contratto matri 
moniofra quei due Bufolo con parole di men 
te yfi come erano già paffuti i capitoli , per. 
mano difua Maefla Cefarea : i quali tenen- 
do in mani gli mofìrò 3 & leffe in Inglefe 3 
& uoltatofi al B^egli diffe , che di nuouo uo~ 
leffe con fua bocca confermare i detti capito 
li ; il che egli fece . uoltoffi dapoi alla I{eina ; 
la quale anch' effa confermò quanto ella > & 
il Configlio haueuano promeffo . Et finito 
quefto atto , il Vefcouo diffe che il Re ,&la 
\eina s erano ritrouati in quel luogo per co 
chiudere il matrimonio : & perche era ne- 

1 cefjario 



H 1 S T J^J Jt 

ceffario 3 che i matrimoni fujfero liberi 3 & 
fenica impedimenti 3 egli faceua intender a 
tutti 3 che 3 fé u era alcuno 3 che fapeffe chel 
detto matrimonio non fi potere effequirc 3 
per qualche ricetto o di parentela 3 o di 
pretensone 3 che ut hauefse alcuno 3 operai 
tra cagione 3 fi face fse auanti 3 che farebbe u- 
dito amoreuoliffimamente. alle quai parole, 
fi finti gridare ogni per fona 3 fìat fiat 3 nul- 
lus efl . lAìlhora il detto Vefcouofi uolfe al 
I{e 3 & diffe 3 Thilippe uis habere Mariam 
in uxorem 3 & illam cuflodire 3 & amare in 
omnem euentum paupertatis 3 aut maioris 
flatus 3 & profpera ualetudinis 3 aut aliquo 
morbo affetta 3 & renunciare cómercium 
aliarum mulierum 3 dando in potevate fua 
corpus & omne regnum tuumtache rijpofè 
il B^e di fi 3 & che in fegno di fede gli daua 
quello , pigliando un pugno di monete d oro 
& à argento 3 che gli porfe il Signor I{uigo 
me^ 3 & ponendole fopra un mefsale aper- 
to 3 che teneua in mano uno di qué Vefcout . 
riuolto ilVefcouo alla Farina le difse 3 Maria 
uis habere Thilippum in maritum ,feguen 
do come di fopra . la qual accettò , dicendo 

di 



di fi; & pigliando quei danari , che hdueua. 

pofto il Re fui mejfale , li pofe m una box fa % 

& li diede a quella dama > che le portaua 

loftraJJìnOéallhora il Regliprefentòglianel 

ti: i quali benedetti che furono dal Vefco- 

uo , prefe la P\eina , & , tenendole il gran 

Ciamberlano la mano , lagoso .fatto ciò, il 

Re > la Reina , &gli ^Ambafciatori col me- 

defimo or dine, eh* erano uenuti in quel luogo, 

fé ri andarono air aitar grande, et pofto ciaf 

cun di loro fotto un baldachino di broccato 

doro , il Re alla fmiftra , <&la Reina alla 

deftra dell'altare , fi cominciò la mefsa , can 

tata da 7 Vefcouo di Vince ftre, & feruita 

dagli altri cinque , i quali erano il Vefcouo 

di Ciftu, quel di Lincon, Salusberi, Etti* 

& ,fe non m inganno > il Vefcouo Duran. 

& nel porger la pace , il Re fi leub dal fico 

luogo, & andò a trouar la Reina, & le diede 

la pace con un bacio : che co fi dicono efser il 

coftume : dapoi , communicatofi il facerdo- 

te , fatto fi a piedi deli altare , quattro a~ 

raldi , ueftiti di manti fintili a quel che ufa 

di portar il Re , uno d* effipublicò i titoli del 

Re,& della Reina in lingua Latina , nella. 

I z VranTeft 



: H I S T 1^1 ^£ 

jF x ran%t fé 3 & nella Ingkfe 3 dicendo. Thi* 
hppus & Maria Dei gratta ^Anglix 3 Fran 
ax 3 'ìs^ea polis 3 Hierufalem , & Hiberma 
P\ex & Bigina > {idei dcfenfores, Hifyania- 
rum 3 & Sicilia Trincipes s *Archiduces 
+Auftri£ 3 Dutes Mediolani 3 Burgundi£ s 
& Brabantia 3 Comites yLu$urgi& 3 Flan- 
dri#, & Tirolis 3 tejlibus nobis apud Deurn, 
annis noflrorum regnorum primo & fé • 
cundo . Finita che fu la mefsa y portarono al 
la F{eina bifcotto & ipocras 3 & fecondo il 
corame benne ella & il l\e 3 et queiprincipa 
li Signori &dame. Toco dapoi ufcite le lor 
Maeftà fotto defuoi baldachini , furono Uà 
nate fotto un altro di tela d 1 oro 3 portato 
da' Signori principali del regno 3 & condotti 
al palalo 3 tenendo il T^efempre la F^eina a 
man dejira. et erano cofi ueftiti , lal{eina 
era ueftita alla Franygfe 3 conunarobba di 
broccato riccio fopra riccio 3 con iflrafsino lun 
go 3 rie carnata attorno di perle grò ffijfime y 
& di diamanti di molta grandezza . nella 
riuoltura della manica era tutta apprefa di 
un groppo doro 3 riccamati con perle 3 & 
con diamanti ; /'/ cbiapirone con due bordi- 

uè 



D'IOGHI LTE]{XJt. 6f 

ne di gran diamanti : & nel petto portatici 
il diamante tanto honorato y & di tanto va- 
lore 3 chele marino a donare il E^eper lo Mar 
cbefc di Las Tsjaos y mentre fua Macftd era, 
rn Ifiagna. la uefte di /otto era di rafo hian 
co y riccamata d * argento ; le cal^e di fctifo 
latto ; le [carpe di uellutonero. una dama 
principal del regno y ueftita di tela doro , le 
portaua parte dello fir affino , l'altra parte 
ttn certo Signor Gaio,huomo d'età, et che al 
tre uolte era flato guardiano della Torre, il 
ì{e era ueflito di una robba del mede fimo rie 
ciò [opra ricchi con un riccamo di perle grof 
fìffime y & dà diamanti \ congiuppone y & 
caladi rafo bianco ;riccamato d'argento } 
al collo un cerchio d'oro battuto, tutto pieno 
di diamanti grandi y col Tofone di [otto , & 
al ginocchio la Garratier a, guarnita di bellif 
fime gioie . Giunti al palalo y erano in una 
fola grande , finita di ra^ji doro y & dife-^ 
ta, apparecchiatele tauoleper definare,nel 
me^o della quale era un palco , tanto emi- 
nente y che fi afeendeua quattro gradi, nel 
qual palco flaua la tamia del Re& della 
l\eina . a pie del palco erano [ci tauole y lun- 
ghe 



H / S T ti! jt 

gheper le dame y <& gli Signori Inglejl y & 
Spagnuoli é V enute le uiuande > il \e y <&la 
\emafipofero a tauola , & [eco il Vefcouo 
di Vince fire, alquanto difcofio da quelle* mct 
ad una medesima tauola : che fu notato per 
gran fauore . erano feruite tutte quefle ta- 
uole in un medejìmo tempo con quella del 
Re y & molto regiamente « quella di fuct 
Maefià fi feruiua di uafi doratici 'altre tut- 
te £ argento fchietto . Vedeuafi ancora in 
quella fola una credenza di uafigrandij d'o~ 
ro,& d'argento dorato , che afcendeuano al 
numero di nonanta [ci : ne furono mai ufa- 
ti jferuendofolamente per grandeTga.T^d 
l altro capo della [ala y in unpoggiuolo alto % 
uiftauano eccellentiffimi mufici y i quali y me 
tre duro il conuitto tuonarono del contino- 
uo con uari concerti d'iftrumenti, & con mi 
rabile dolcejga . ls(el me%o del mangiare 
comparue uno accompagnato da quattro 
araldi y uefliti di manti regali ; il qual fece 
una oratione latina rallegrandoli y in nome 
del regno y di quelfanto matrimonio. Fra tan 
to j approffimandofi il fine del banchetto y la. 
Maefià del Re fece brindefe a tutti i Signori 

del 



D'Il^GHILTEIilL.A. 68 

del Configlio 3 & ad altri Signori Inglefi, et 
la Oleina a tutti li Signori Spagnuoli . il che 
ejfendo fatto di molto buon cuore ali 'unoj et 
l'altro y fi fece fine ; & > leuate le tauole 3 fè 
n ' andarono a fpender il giorno y & parte 
della notte in danze : doue i garbati 3 et ben 
creati cauallieri, col prefentare a quelle da- 
me gentile 1 ^ y portate di uari luoghi 3 die- 
dero principio a loro amori . 

IL F I ?{,E. 



NELL'ACADEMI A 

V E N E T I A N A, 

M D L V I I I • 



•z 



WILLIAM SALLOCH 
Pines Bridge Road 
sining, N Y. 10562